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Economia
Alibaba sbarca al Nyse e getta il guanto di sfida ad Amazon

di Luca Spoldi

Una settimana davvero impegnativa per Wall Street quella appena trascorsa, che ha visto prima l’attesa per una possibile modifica della “guidance” sui tassi da parte della Federal Reserve che non si è invece materializzata (con Janet Yellen che anzi ha ribadito che prima di riportare il bilancio della banca centrale Usa ad un livello “normale” occorreranno anni, probabilmente fino alla fine del decennio, e che oltre alle variazioni dei tassi ufficiali si stanno valutando altri strumenti di mercato, come i “reverse repo”, per mantenere il livello dei tassi a breve termine sul mercato vicino ai livelli desiderati dal Fomc), poi lo sbarco di Alibaba al Nyse.

Un’Ipo quella del colosso dell’e-commerce cinese destinata a passare alla storia: anzitutto perché ad essere stato scelto come listino non è il “tecnologico” Nasdaq ma il suo rivale un tempo prevalentemente noto per i titoli industriali su di esso quotati, ma ora sempre più legato al comparto high-tech (lo scorso anno si era già avuto un primo sorpasso con un numero di Ipo “tecnologiche” superiori a quelle registrate sul listino controllato dal gruppo Omx con 22 quotazioni al Nyse, tra cui quella di Twitter, contro 15 sul Nasdaq). Una scelta su cui, tra l’altro, sembrano aver pesato non poco le vicissitudini sperimentate da Facebook il primo giorno di quotazione sul Nasdaq, quando una serie di intoppi ritardarono il debutto del titolo e portarono la Sec a multare per 10 milioni di dollari il gestore del listino newyorkese.

Seconda ragione per cui l’Ipo di Alibaba resterà negli almanacchi storici di Wall Street è per le sue dimensioni: con un controvalore complessivo di poco meno di 22 miliardi di dollari (a fronte di una capitalizzazione che potrebbe arrivare a toccare i 168 miliardi), il debutto del marketplace cinese porterà in casa di Amazon (che capitalizza al momento 150 miliardi) un colosso in grado di tenere testa all’azienda guidata da Jeff Bezos e di piazzarsi alle spalle solo di nomi storici dell’high-tech mondiale come Ibm (oltre 193 miliardi di capitalizzazione) e Oracle (185,7 miliardi).

Tra i due litiganti, a festeggiare a Wall Street sono per ora gli spedizionieri, senza i quali l’e-commerce non potrebbe esistere: sia FedEx sia Ups hanno infatti visto consistenti flussi di acquisti grazie alle stime di EMarketer secondo cui la prossima stagione delle festività di fine anno potrebbe vedere il giro d’affari del settore e-commerce a stelle e strisce salire del 17% a 72,4 miliardi di dollari, segnando il miglior incremento dal 2011. Negli Usa ormai le vendite tramite e-commerce nella stagione delle feste di fine anno sono arrivate a rappresentare l’8,4% delle vendite complessive in tale stagione hanno sottolineato gli esperti di EMarketer, la percentuale più alto da quando nel 2008 hanno incominciato ad effettuare questa statistica.

Dall’altra parte del mondo proprio Alibaba è il campione della sempre più evidente forza della Cina nel settore: lo scorso anno le due principali piattaforme gestite dal colosso cinese (Taobao Marketplace e Tmall) hanno registrato durante il “Singles Day” (la giornata dei single, che cade in novembre) vendite per circa 5,8 miliardi di dollari, vale a dire quasi tre volte le vendite (2 miliardi di dollari) registrate lo scorso anno nel “Cyber Monday” (il primo lunedì che segue il “Black Friday”, ossia il venerdì del giorno del Ringraziamento), il più importante giorno all’anno per l’e-commerce statunitense.

Un numero mostruoso che però non deve sorprendere troppo, visto che in Cina si calcola vi siano 632 milioni di utenti internet, circa il doppio dell’intera popolazione statunitense, che danno vita ad un mercato vastissimo e in rapida crescita (secondo McKinsey il mercato dell’e-commerce cinese arriverà a valere l’anno prossimo 395 miliardi di dollari, il triplo di quanto valeva nel 2011). Sempre nel “giorno dei single” Alibaba è arrivata a processare 254 milioni di ordini e ha spedito 156 milioni di pacchi, contro una media giornaliera di 17 milioni di spedizioni. Numeri in grado di far sentire molta pressione anche ad Amazon, che da parte sua è sinora stata una delle aziende a più rapida crescita degli ultimi decenni, con vendite complessive, lo scorso anno, pari a 74,45 miliardi di dollari ed oltre 237 milioni di clienti sparsi in giro per il mondo. Così se dire che si profila una battaglia tra titani è scontato, capire chi potrà vincerla appare molto meno semplice.
 

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