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Economia
Aspi, De Micheli: "Resta lo stallo". Difetto di costruzione sul Morandi. Rumor
(fonte Lapresse)

Permane lo stallo fra il Governo e Atlantia sulla cessione di Autostrade per l’Italia, mentre nei prossimi giorni Palazzo Chigi, che ha la revoca della concessione pronta sul tavolo, dovrebbe convocare i manager della holding controllata dalla famiglia Benetton. "E' appena arrivata un'ora fa una nota di Autostrade per l'Italia con la quale ci ha comunicato di accettare il testo dell'accordo negoziale prospettato dalla parte pubblica chiedendo la sola eliminazione della clausola dell'articolo 10, relativo della condizione di efficacia di conclusione della trattativa societaria”, ha fatto sapere la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli nell'audizione in Commissione Ambiente della Camera sulla questione di Autostrade per l'Italia.

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Lo stallo della trattativa, però, prosegue. “E' dovuto - ha spiegato - al fatto che permane, anche nella lettera appena giunta al Ministero, la non accettazione della clausola dell'articolo 10, che richiama perfettamente gli impegni assunti da Atlantia e da Aspi nella lettera inviata ai ministri e discussa nel consiglio dei ministri il 14 e il 15 luglio" 2020. 

"Lo stallo della trattativa - ha precisato la ministra - consegue in definitiva dal fatto che, fino alla lettera giunta un'ora fa, Autostrade si e' sottratta alla condivisione dei contenuti tecnico-giuridici dello schema dell'atto negoziale, il quale e' - all'evidenza - imprescindibile allo scopo di definire la procedura di contestazione attivata dopo il tragico evento dell'agosto 2018, tale da soddisfare l'interesse collettivo a che la gestione di questa rilevantissima quota della rete autostradale sia ispirata a principi di equita' e sicurezza”.  

Fabio Cerchiai Atlantia
Il presidente di Atlantia Fabio Cerchiai

L'articolo 10 dell'accordo transattivo, che Aspi chiede di eliminare, stabilisce che l'efficacia dell'accordo e la chiusura della procedura di revoca diventano effettive solo con il passaggio del controllo di Autostrade a Cassa depositi e prestiti. A luglio, "Atlantia e Autostrade si sono impegnate a garantire l'immediato passaggio del controllo di Aspi a un soggetto a partecipazione statale (Cassa depositi e prestiti) attraverso: la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato da parte di Cdp; l'acquisto di quote partecipative da parte di investitori istituzionali; la cessione diretta di azioni Autostrade a investitori istituzionali di gradimento di Cdp, con l'impegno da parte di Atlantia a non destinare in alcun modo tali risorse alla distribuzione di dividendi; la scissione proporzionale di Atlantia, con l'uscita di Autostrade dal perimetro di Atlantia e la contestuale quotazione di Aspi in Borsa. In alternativa, Atlantia ha offerto la disponibilita' a cedere direttamente l'intera partecipazione in Autostrade dell'88% a Cdp e a investitori istituzionali di suo gradimento", ha proseguito la ministra ricordando quanto pattuito con la holding dei Benetton.

"La lettera e' arrivata da parte di Autostrade per l'Italia e non e' cofirmata da Atlantia", ha poi notato. "In passato abbiamo avuto molte lettere firmate sia dalla controllante Atlantia sia dalla controllata Aspi. Nel caso specifico della lettera odierna, la firma e' solo di Autostrade per l'Italia", ha precisato De Micheli rispondendo alle domande dei parlamentari. "Procederemo - ha proseguito De Micheli - nel confronto con gli altri soggetti coinvolti - ministero dell'Economia e presidenza del Consiglio dei ministri - e prenderemo le determinazioni conseguenti, una volta approfondito il corpo della lettera e una volta approfondite anche le conseguenze". 

"In caso di revoca sara' necessario un decreto legge per la gestione straordinaria della rete autostradale in capo ad Aspi, per dare il tempo di spacchettare la tratta per poterla mettere a gara come previsto dalle leggi vigenti”, ha precisato.

Infine, l'ultima versione del Piano economico-finanziario (Pef) di Autostrade "e' stata sottoposta alla valutazione dell'Autorita' di regolazione dei trasporti, la quale ha in corso l'istruttoria di propria competenza", ha riferito De Micheli. E’ previsto "un miliardo di euro di interventi tra manutenzione ordinaria e straordinaria a fine anno. Di cantieri ce ne sono stati e continueranno ad esserci. Sono aperti sulla rete Aspi cantieri per 1,8 miliardi. La vera modifica in questo 2020 e' che, in seguito all'interlocuzione con il ministero sulle nuove norme sul piano della sicurezza, Aspi ha modificato il piano delle manutenzioni per il 2020, che era previsto intorno ai 500 milioni e al 31 dicembre sara' di 1 miliardo di interventi di manutenzioni ordinarie e straordinarie", ha concluso.

Intanto, secondo quanto ha riferito La Stampa, nei giorni scorsi Autostrade per l'Italia ha inviato un’altra lettera al ministero dei Trasporti e all'Anas e che e' stata acquisita dalla procura di Genova, missiva in cui ha denunciato un grave difetto di costruzione nel ponte Morandi. Una vera e propria bomba che arriva alla vigilia del secondo incidente probatorio sul crollo del viadotto sul Polcevera che ha determinato la morte di 43 persone il 14 agosto del 2018. Sono in corso infatti i confronti di tipo tecnico fra i periti delle parti e del Gip proprio per determinare la causa del crollo in maniera condivisa da tutti. Cosi' come e' in corso anche il confronto fra i periti per individuare la causa scatenante del crollo, il cosiddetto "attivatore", posto che secondo Aspi sarebbe da escludere un cedimento strutturale del ponte.

La prima udienza presso il tribunale di Genova e' convocata il 4 dicembre. Secondo quanto ricostruito da La Stampa, Aspi ha scritto al Mit in merito ad alcune evidenze sulla causa del crollo del Ponte Morandi che sarebbero emerse a seguito di analisi scientifiche condotte da diversi docenti universitari, nel corso degli ultimi due anni, per conto della societa' controllata da Atlantia, gruppo Benetton. In particolare, i periti avrebbero individuato un grave difetto nella costruzione del viadotto (il Ponte Morandi fu costruito da Condotte d'Acqua, tra il 1963 e il 1967, per conto dell'Anas dopo un bando di gara di appalto-concorso). Si tratterebbe di un grave difetto di una parte della struttura rimasto finora occulto e non diagnosticabile neppure dalle migliori tecnologie di monitoraggio presenti sul mercato.

Il vizio sarebbe localizzato in un punto del viadotto ritenuto fondamentale per capire e definire le cause del crollo. Contestualmente Aspi ha inviato una lettera all'Anas informandola del presunto difetto occulto di costruzione riscontrato: questo al fine di interrompere da ogni punto di vista i termini di prescrizione per eventuali richieste risarcitorie. Anas, infatti, e' il committente della costruzione del Ponte Morandi e l'ente che, successivamente, l'ha affidato alla concessionaria autostradale.

E' evidente che per Aspi questa scoperta, che giunge dopo due anni di analisi e verifiche tecniche, potrebbe avere effetti rilevanti sulla sua vicenda giudiziaria e sul tema della revoca minacciata dal governo: una misura che secondo la societa' controllata da Atlantia avrebbe conseguenze devastanti per la stessa sopravvivenza del gruppo.

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