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Economia

Otto gruppo bancari britannici hanno un deficit patrimoniale complessivo di 27,1 miliardi di sterline. Lo ha reso noto la Banca d'Inghilterra. Tra i big Lloyds 8,6 miliardi, Royal Bank of Scotland 13,6 miliardi, Barclays 3 miliardi. Poi Co-Op 5 miliardi, Nationwide 4 miliardi.

Sostanzialmente tutte e cinque presentano un capitale di primo livello, secondo la definizione Basilea 3, al netto delle perdite attese e con una mitigazione dei pesi nel calcolo del rischio, inferiore al 7%.

Non solo. Londra ha fatto sapere di essere pronta a vendere le sue quote pubbliche nel colosso bancario Lloyds e sta esaminando tale possibilità anche per la Royal Bank of Scotland (Rbs).

Il ministro delle finanze britannico George Osborne ha riferito che il governo sta considerando diverse opzioni per la vendita delle quote nella Lloyds, precisando che una prima vendita sarebbe probabilmente diretta ad investitori istituzionali come i fondi pensione. Il ministro ha anche precisato che per le vendite successive si considerano tutte le opzioni, tra cui la vendita di azioni a privati.

"Non c'è miglior dimostrazione del percorso fatto dalla Gran Bretagna dal salvataggio al recupero del fatto che siamo in grado di iniziare a pianificare la nostra uscita dalle nostre più grandi banche", ha aggiunto Osborne.
Lo Stato britannico detiene una quota dell'82% in Rbs e del 39% in Lloyds. L'intervento pubblico è stato necessario per salvare i due gruppi dalla crisi economica iniziata nel 2008. A fine maggio il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha incoraggiato le autorità del Regno Unito a vendere le quote all'interno dei colossi bancari Royal Bank of Scotland (Rbs) e Lloyds.

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