Banca Carige, la Borsa e il sistema bancario tirano un sospiro di sollievo dopo che l’aumento di capitale da 500 milioni di euro è stato sottoscritto, come ampiamente previsto, per circa i due terzi del suo ammontare. Ma se l’istituto ligure ha visto il valore del proprio titolo evaporare per aver proposto un aumento da 500 milioni a fronte di una capitalizzazione che si era ridotta a poco più di 200 milioni prima dell’avvio dell’operazione, giustamente definita “iperdiluitiva” (e infatti ad oggi la capitalizzazione non arriva a 510 milioni di euro), quale potrà essere la reazione di Creval a un’operazione che parte da una capitalizzazione inferiore a 150 milioni e si propone di aumentare il capitale di 700 milioni?
Credito ValtellineseNella sua nota Fitch sottolinea l’atteso indebolimento delle condizioni della banca alla luce delle perdite attese con le vendite degli Npl, perdite che l’istituto conta di coprire appunto con la ricapitalizzazione e con altre iniziative di rafforzamento patrimoniale e mette le mani avanti, spiegando che solo se “le annunciate operazioni verranno concluse con successo.
Il che si tradurrebbe in una migliore qualità degli asset e migliori prospettive di redditività”, il merito di credito dell’istituto potrebbe nuovamente essere migliorato. Mentre se ciò non dovesse accadere “aumenterebbe, a nostro avviso, il rischio di fallimento della banca data la sua più limitata flessibilità finanziaria”.
Insomma: l’aumento di capitale di Creval è, come per Carige e prima ancora per Mps, una condizione indispensabile per evitare di portare i libri in tribunale o dover ricorrere ad eventuali aiuti di stato.
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BORSA KO/ Tonfo del Credito Valtellinese in Borsa all’indomani della decisione di Fitch. Le azioni hanno chiuso con una flessione considerevole del 6,6% |
Del resto la Bce non sembra intenzionata a fare più che tanto sconti, essendosi posta l’obiettivo di far calare l’Npe ratio (il rapporto tra crediti deteriorati su crediti totali, ndr) al di sotto della soglia del 10% nel giro di due o al massimo tre anni (e con la scadenza del mandato di Draghi il 31 ottobre 2019 è difficile che verranno concesse ulteriori proroghe).
Creval ufficialmente si è già posto l’obiettivo di ridurre il proprio Npe ratio dal 20% attuale al 9,6% entro il 2020, ma quanto impatterà questo sulla solidità patrimoniale, ossia sull’indice Cet1?

Per centrare l’obiettivo e rassicurare gli investitori il management vuole tagliare i costi operativi per 63 milioni entro il 2019 in particolare chiudendo 88 filiali (cosa che genererà 400 nuovi esuberi, da gestire attraverso il fondo di solidarietà) così da far calare il rapporto costi/ricavi al 57,5% mentre l’utile salirebbe a 150 milioni nel 2020.
Se andrà così il Cet 1 ratio dovrebbe salire all’11,01% a fine 2018 e all’11,64% a fine 2020, ma il rischio di esecuzione del piano e in particolare dell’aumento è molto alto.
A questo punto è indispensabile per far decollare l’operazione, che dovrebbe vedere la luce a inizio febbraio prossimo, che Mediobanca e Citigroup, unici istituti ad aver già sottoscritto un accordo di pre-underwriting come global coordinator e co-global coordinator e joint bookrunner, trovino altri istituti e investitori istituzionali disposti a correre il rischio (si è parlato ad esempio di un potenziale interesse da parte del fondo Cerberus) e pertanto trasformino il pre-accordo in un accordo di underwriting che le impegni a garantire comunque l’esito positivo dell’aumento, proprio come fatto da Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank non senza molti tentennamenti iniziali.
(Segue…)
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Da investireoggi.itPassate le feste di fine anno, insomma, per il settore bancario italiano il principale problema resterà come procedere lungo un sentiero stretto e accidentato che dovrà condurre ad una pulizia di bilancio che non schianti la già modesta redditività degli istituti italiani ed eviti ulteriori massicci ricorsi ad aumenti di capitale.
Uno scenario che sembra indicare come unica possibilità l’ulteriore compressione dei costi, centinaia se non migliaia di esuberi da gestire e forse qualche fusione e acquisizione.
Certo, se si guarda allo scenario che si presentava anche solo dodici mesi or sono alcune nubi si sono diradate, ma il tempo non volge ancora al bello stabile: in simili condizioni prevedere una forte volatilità sui titoli più esposti al problema Npl, come Creval ma non solo, è fin troppo facile.
Luca Spoldi
