A- A+
Economia
Banche popolari, la riforma è legge

Il Senato ha approvato in via definitiva il decreto sulle banche che contiene la riforma delle Popolari e il provvedimento sulla portabilità dei conti bancari. Con 155 sì e 92 no (nessun astenuto) l'Aula ha votato la fiducia che il governo aveva messo stamattina sul provvedimento con l'annuncio del ministro Boschi. Il decreto, soprattutto, rivoluziona il sistema delle Popolari, portando le maggiori di esse verso la trasformazione in società per azioni. La scelta del governo di porre la fiducia era legata al fatto che il decreto scadeva domani.

Tutte le norme del provvedimento

Il tema caldo del decreto è l'articolo 1, che riguarda le banche popolari e la riforma che dovrebbe portare le maggiori tra di loro (10 istituti sopra 8 miliardi di attivi) a diventare società per azioni. "Le trasformazioni in spa delle popolari si faranno attraverso una serie di aggregazioni, con un processo di consolidamento non è detto che poi rimanga confinato a quel solo mondo", ha detto ieri in proposito Giuseppe Castagna, il numero uno di Bpm.

Restano forti critiche al testo, che impone la trasformazione in Spa degli istituti oltre 8 miliardi di attivi. Un portavoce della frangia contraria è Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all'Università di Tor Vergata, primo firmatario di un manifesto per le Popolari insieme ad altri 162 economisti. Per Becchetti si aprono scenari inquietanti di 'incostituzionalità' del provvedimento: "Una volta a regime, un socio delle Popolari potrebbe decidere di far ricorso alla Corte Costituzionale. Lì si aprirebbe una partita difficile: già importanti giuristi riconoscono che il testo è in conflitto con la Costituzione, che prescrive alla Repubblica di riconoscere 'la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità'". Insomma, il professore prefigura scenari di un blocco a posteriori del provvedimento, con tutte le possibili ricadute "sui mercati azionari e sulla stabilità delle banche".

Nel complesso, Becchetti definisce a Repubblica.it la riforma "una decisione politica che non trova riscontri nei dati e nelle migliori prassi degli altri Paesi". In particolare, per quanto riguarda l'abolizione del voto capitario (decade il principio 'una testa un voto' in assemblea), Becchetti sottolinea che "le prime 50 banche Ue con voto capitario hanno in media 122 miliardi di attivo" e sono quindi "ben oltre il parametro che l'Italia vuole introdurre". Per di più, "banche grandi e a voto capitario ci sono dovunque: in Europa si trovano in Olanda, Finlandia, Austria, Germania e Francia".

Per il professore, "se l'obiettivo è far ripartire l'erogazione del credito, con la norma si colpisce il settore che ha garantito le performance migliori durante gli anni della crisi economica". Più efficace sarebbe imporre la separazione tra attività di banca commerciale e d'investimento, cioè la divisione tra concessione di prestiti e attività speculativa (la cosiddetta Volcker Rule): "In Canada c'è e funziona: grazie all'importanza delle popolari quel sistema finanziario può esser considerato un modello".

Bisogna ricordare che più volte Antitrust e Bankitalia hanno spinto per il provvedimento, in nome della contendibilità degli istituti e del loro rafforzamento patrimoniale. "Ma nel primo caso non si tratta di un valore assoluto per una banca: non è certo una virtù paragonabile alla capacità di prestare denaro a famigli e imprese". Quanto alla preoccupazione della vigilanza di dotare le banche di assetti in grado di rafforzare rapidamente il capitale, "le Popolari hanno finora mostrato solidità e reattività, anche dopo gli stress test della Bce, paragonabili alle Spa, se non superiori".

Obiezioni che non hanno a questo punto più spazio per essere accolte, visto anche il fallito tentativo (sospinto dalla minoranza Pd) di alzare da 8 a 30 miliardi il limite per imporre il cambio di definizione societaria. "Sarebbe stato più auspicabile un intervento meno 'a gamba tesa', come il governo sta facendo promuovendo l'autoriforma del Credito cooperativo o l'evoluzione del ruolo delle Fondazioni bancarie". Il testo è stato difeso in Aula dal sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, che ha parlato di una riforma che "tutela le vere banche popolari", distinguendone "la natura mutualistica da quella commerciale tout court assunta dalle più grandi".

Una volta pubblicato il decreto in Gazzetta Ufficiale, serviranno le disposizioni attuative da parte di Bankitalia che faranno scattare i 18 mesi di tempo entro i quali le popolari con asset superiori agli 8 miliardi dovranno trasformarsi in Spa. Recentemente, il direttore generale di via Nazionale, Salvatore Rossi, ha garantito che ciò avverrà in tempi "molto brevi".

Tags:
banche popolaripopolaririforma popolaridl popolaripiazza affarivoto capitario

i più visti

casa, immobiliare
motori
Tecnologica ed elegante nuova DS 4 in arrivo a fine anno

Tecnologica ed elegante nuova DS 4 in arrivo a fine anno


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.