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Bce, Lagarde rassicura sui rischi della guerra in Iran: “Nessuna stagflazione”. Ma l’incertezza è senza precedenti

Lagarde esclude un nuovo shock come quello del 2022: con la guerra in Iran l’Eurozona parte da inflazione più bassa e crescita più solida, ma la volatilità resta altissima

Bce, Lagarde rassicura sui rischi della guerra in Iran: “Nessuna stagflazione”. Ma l’incertezza è senza precedenti
Christine Lagarde

Per Lagarde il quadro è più sotto controllo rispetto all’Ucraina, ma la volatilità sui mercati resta molto alta

La guerra in Iran non produrrà sull’economia europea lo stesso effetto della crisi esplosa nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. È il messaggio lanciato da Christine Lagarde, che in un’intervista concessa a France Inter ha escluso uno scenario di stagflazione, pur ammettendo che il livello di incertezza resta altissimo.

Secondo la presidente della BCE, “Oggi non siamo sullo stesso ordine di grandezza”. Lagarde ha ricordato che nel 2022 il gas arrivò a 340 euro per megawattora, mentre oggi è attorno a 45 euro. Un’altra differenza, ha spiegato, è che allora l’inflazione, già spinta dalla coda della pandemia, viaggiava intorno al 6%, mentre dice la presindete: “Oggi abbiamo un’inflazione all’1,7% nella zona euro. Ci troviamo quindi in una situazione economica molto più sotto controllo. L’inflazione è contenuta e la crescita è abbastanza resistente, attorno all’1,4%”.

Lagarde ha insistito anche su un altro elemento di differenza rispetto allo shock seguito alla guerra in Ucraina: “allora perdemmo immediatamente e in modo irreversibile il gas russo. Oggi invece, se si riuscirà attraverso sforzi diplomatici sufficienti a de-escalare il conflitto e a riaprire il traffico nello stretto di Hormuz, saremo in grado di ristabilire una situazione che non tornerà subito esattamente com’era prima dell’inizio delle ostilità, ma che potrà tornare abbastanza rapidamente a livelli più normali”. Il riferimento è al ruolo strategico dello stretto di Hormuz per i traffici energetici globali e al fatto che, in questa crisi, una via di normalizzazione resta almeno teoricamente aperta.

Per la presidente della BCE, dunque, l’Eurozona oggi ha strumenti più solidi per reggere l’urto. “La nostra capacità di assorbire lo shock è maggiore”, afferma la presidente, il vero elemento di fragilità è un altro: il clima di instabilità che si è creato sui mercati. Lagarde ha detto che il grado di incertezza e di volatilità è “davvero sorprendente e non ha paragoni con il 2022”. Un segnale che nelle ultime ore è stato richiamato anche dal vicepresidente della BCE Luis de Guindos, secondo cui la volatilità finanziaria può amplificare gli shock economici nell’area euro.

Sulla prospettiva più temuta, quella di una combinazione tra inflazione alta e crescita debole, Lagarde è stata netta: “La stagflazione era tipica degli anni ’70, quando le aspettative di inflazione erano sfuggite al controllo e questo aveva portato a una forte inflazione”, poi ha aggiunto: “Oggi tutti i banchieri centrali del mondo, forti dell’esperienza degli ultimi anni, sanno bene che non si può lasciare sfuggire di mano l’inflazione. Una situazione di stagflazione non nasce per caso: si verifica quando le decisioni dei banchieri centrali sono sbagliate. Posso assicurarvi che prenderemo tutte le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo”.

Il conflitto in Iran resta un fattore di pressione, quindi, ma non ha ancora prodotto una rottura strutturale paragonabile a quella del 2022. Per Francoforte, almeno in questa fase, il rischio principale non è una nuova spirale inflazione-recessione, quanto la durata della crisi e l’eventuale impatto prolungato sui prezzi dell’energia e sulle rotte commerciali.

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