Il conflitto in Medio Oriente e il caro energia spingono l’inflazione, ma Francoforte non si sbilancia su un possibile rialzo
Nella terza riunione di politica monetaria del 2026, in calendario il prossimo 30 aprile, la Banca Centrale Europea sembra essere orientata verso la conferma dei tassi d’interesse attuali, almeno per il momento. Le attese del mercato convergono infatti su un approccio prudente da parte dell’Eurotower che – nonostante la guerra tra Stati Uniti e Iran e la conseguente impennata dei prezzi di gas e petrolio – sembra non voler affrettare possibili rialzi dei tassi per arginare la crescita dell’inflazione.
Le parole di Christine Lagarde dello scorso lunedì 20 aprile sembrano rafforzare ulteriormente questa ipotesi. La presidente della Bce ha infatti invitato i governi europei a non varare stimoli fiscali eccessivi per allentare il caro energia: misure in questo senso rischierebbero di innescare un’impennata dell’inflazione, esattamente come successo nel 2022 per far fronte agli effetti della guerra in Ucraina. Se così dovesse essere, a quel punto Francoforte non avrebbe altra scelta se non quella di alzare i tassi. Per il momento, dunque, le dichiarazioni della presidente dell’Eurotower sembrano far intendere che giovedì prossimo la decisione sarà quella di mantenere invariati i tassi d’interesse, lasciando tuttavia aperta l’ipotesi di eventuali rialzi nelle prossime riunioni di politica monetaria, a partire da quella di giugno.
Euribor in rialzo entro fine anno, per l’IRS previsioni in leggera discesa
Se la decisione di Francoforte dovesse essere quella di non toccare i tassi d’interesse, gli indici Euribor – ovvero i tassi di riferimento utilizzati per il calcolo del TAN nei mutui a tasso variabile – si manterrebbero sui livelli attuali nelle prossime settimane, ovvero attorno al 2,20% per quanto riguarda la scadenza a 3 mesi e al 2,00% per quella a 1 mese. Nel caso di un rialzo da 25 punti base nella riunione di giovedì o nella prossima in programma a giugno, invece, gli effetti su questi indici sarebbero immediati, con il rialzo che si tradurrebbe di conseguenza anche sul TAN medio dei mutui a tasso variabile. I mercati attualmente prevedono un ritocco al rialzo da parte della Bce entro fine anno, con le proiezioni dell’Euribor che indicano infatti una salita fino al 2,50% per la scadenza a 3 mesi e al 2,40% per quella a un mese a dicembre.
Gli indici IRS, riferimento per i mutui a tasso fisso, da inizio anno si confermano invece pressoché stabili attorno a 3,30% per la scadenza a 20 anni e 3,20% per quella a 30 anni. Prevedere l’andamento di questi indici risulta complicato, soprattutto in un contesto di instabilità geopolitica come quello che stiamo attraversando, tuttavia le proiezioni riguardo i titoli di stato tedeschi a 30 anni, principale anchor point per l’IRS, mostrano un leggero calo da qui a fine anno.
Come potrebbero cambiare gli importi dei mutui
Tasso variabile al 2,61% in media: con un rialzo dei tassi la rata di un mutuo da 180.000 € aumenterebbe di 22 € al mese. Fisso al 3,36% in media: oggi costa 67 € al mese più del variabile
Guardando ai tassi d’interesse dei mutui a 20 e 30 anni, secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline.it aggiornati al 20 aprile la media del variabile si attesta al 2,61%, mentre il TAN medio del fisso è al 3,36%. Un potenziale aumento dei tassi pari a 25 bps avrebbe conseguenze dirette sui mutui con tasso indicizzato all’Euribor: infatti, se oggi su un mutuo ventennale da 180.000 € la rata mensile media per questa tipologia di finanziamenti è pari a 964 €, con un rialzo di un quarto di punto il TAN medio salirebbe al 2,86% e la rata raggiungerebbe i 986 €, ovvero 22 € al in più mese rispetto a oggi, per una spesa totale superiore di oltre 5.300 € sull’intera durata del finanziamento. Guardando al tasso fisso, lo stesso mutuo considerato in precedenza comporta una rata pari a 1.031 €, vale a dire 67 € al mese e 16.200 € sui 20 anni di finanziamento in più rispetto al variabile.
Matteo Favaro, COO & Managing Director Financial Products Italy di MutuiOnline.it, commenta: “Le recenti dichiarazioni di Christine Lagarde sembrano suggerire che probabilmente la Bce non ritoccherà al rialzo i tassi d’interesse, almeno per il momento. I mercati scontano un rialzo da qui a fine anno, la situazione rimane dunque ancora aperta a circa una settimana dal meeting dell’Eurotower. Dovesse essere deciso un aumento del costo del denaro la conseguenza diretta si vedrà sui mutui a tasso variabile, con la forbice rispetto al fisso (oggi pari a 75 punti base a favore dei finanziamenti indicizzati all’Euribor) che si andrebbe a chiudere. In ogni caso, i tassi attuali rimangono storicamente accettabili, con il variabile ben sotto al 3% in media e il fisso che permette di bloccare la rata del mutuo a un tasso storicamente competitivo”.

