L’ebola fa capolino in Giappone e la Borsa di Tokyo chiude in rosso. Il ministero della Salute ha annunciato un sospetto caso di ebola, intimorendo gli investitori ma spingendo in alto i titoli legati al comparto sanitario. L’indice Nikkei ha perso lo 0,5% a 17.729,84, annullando i precedenti guadagni seguiti alla forte performance di Wall Street nei giorni scorsi. Il più ampio Topix è sceso dello 0,2%, a 1.424,67 punti.
Un uomo rientrato in Giappone dalla Sierra Leone il 23 dicembre scorso avrebbe contratto l’ebola, secondo quanto riferito dal ministero. I risultati dei test sono attesi per domani mattina. Se confermato, si tratterebbe del primo caso di ebola diagnosticato in Asia. Il titolo del produttore di filtri per l’aria Airtech Japan ha registrato un rialzo del 14,5%, mentre quello del fabbricante di indumenti protettivi Azearth è aumentato del 16%. Fujifilm, che a novembre aveva annunciato l’approvazione entro fine anno per il suo farmaco anti-ebola Avigan, ha guadagnato solo lo 0,4%.
Intanto, come successo per gli Usa che hanno appena rivisto al rialzo del 5% la crescita del Pil nel terzo trimestre, il Giappone accelera sugli investimenti. D’altra parte il paese ha registrato un’inattesa battura d’arresto a novembre con il calo della produzione e delle vendite al dettaglio.
Il governo del premier Shinzo Abe appena rieletto ha, infatti, appena varato un nuovo pacchetto di aiuti da 3.500 miliardi di yen (29 miliardi di dollari) per favorire le regioni e le famiglie a basso reddito. Abe, facendo leva sulla recente vittoria elettorale, punta a dare al Pil una spinta dello 0,7% e intende di rispettare il prima possibile l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, mantenendo l’impegno a una riduzione del deficit. Circa 1.700 miliardi di yen saranno destinati a interventi nelle aree colpite da disastri natuali per aumentare le misure di prevenzione; 600 miliardi saranno destinati alla rivitalizzazione delle economie locali e 1.200 miliardi andranno alle persone in difficolte e alle piccole imprese colpite dalla congiuntura economica.
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Il pacchetto di stimoli conta di realizzare questa non facile alchimia economica, attraverso degli aiuti pubblici che non saranno finanziati con l’emissione di nuovi titoli del debito pubblico, ma con l’utilizzo dei fondi non spesi e già stanziati, nonchè con l’impiego delle entrate fiscali extra e cioè che superano i tetti prefissati. Un sistema che – in qualche modo – replica il piano Juncker per l’Ue dove gli investimenti pubblici dovrebbe incentivare quelli privati.
“Con la veloce applicazione di queste misure, credo che potremo alimentare i consumi e risollevare l’economia delle province ed espandere il ciclo di crescita a tutte le regioni del paese”, ha detto Abe ai deputati del suo partito durante un incontro con i deputati del suo partito. Di fatto con il voto dello scorso 14 dicembre il premier aveva chiesto un referendum proprio sulla sua politica economica, la cosidetta Abenomics, varata nel 2013, che consiste in un mix di riforme, misure fiscali e politica monetaria espansive concepita come antidoto alla deflazione e alla scarsa crescita. L’annuncio del nuovo piano di Abe segue la decisione di posticipare di 18 mesi il previsto aumento dell’Iva e l’iniezione di capitali freschi avviato dalla Banca centrale del Giappone a ottobre.

