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Iran, il timore di un’escalation affonda le Borse europee. Piazza Affari (-3,9%) e Madrid (-4,6%) le peggiori 

In Europa e a Wall Street le Borse registrano perdite consistenti nel quarto giorno di guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran

Iran, il timore di un’escalation affonda le Borse europee. Piazza Affari (-3,9%) e Madrid (-4,6%) le peggiori 

In Europa e a Wall Street le Borse registrano perdite consistenti nel quarto giorno di guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il principale timore per i mercati riguarda le forniture energetiche e lo snodo logistico dello Stretto di Hormuz, con i prezzi delle materie prime in forte rialzo: petrolio Brent a 83,6 dollari al barile (+7,6%), WTI a 76,8 dollari (+8%) e gas TTF ad Amsterdam +20,4% a 53,6 euro al megawattora.

«Le banche centrali non possono produrre petrolio. La politica monetaria può frenare la domanda, ma non compensare uno shock dal lato dell’offerta», osserva Laura Cooper, global investment strategist di Nuveen. I rincari energetici «agiscono come una tassa sui consumatori», alimentando incertezza anche sulle prospettive del costo del denaro. Secondo Eurostat, a febbraio l’inflazione annuale nell’area euro è salita all’1,9% dall’1,7% di gennaio.

Intanto Donald Trump ha dichiarato in una telefonata a Politico che «non è troppo tardi» per avviare un dialogo con nuovi esponenti del governo iraniano, aggiungendo che Teheran avrebbe una capacità militare «in costante deterioramento», pur continuando a lanciare missili. Le parole del presidente USA hanno favorito un timido recupero dei listini dai minimi di giornata.

Piazza Affari e principali mercati europei

Milano chiude a -3,9%, la peggiore insieme a Madrid (-4,6%). Gli altri principali listini europei segnano: Parigi -3,4%, Francoforte -3,6%, Amsterdam -2,5% e Londra -2,8%. Wall Street cede circa 1,5% sui principali indici.

A Piazza Affari solo Lottomatica (+3,3%) e Recordati (+1,3%) si salvano dalle vendite. Lottomatica beneficia dei conti 2025 e della guidance 2026: utile netto rettificato 369 milioni (+45%), EBITDA rettificato 856 milioni (+21%) su ricavi per 2,25 miliardi (+12%), con proposta di dividendo da 0,44 euro.

Intermonte sottolinea che il quarto trimestre è stato «leggermente superiore alle stime di consenso», confermando il trend di crescita del 2025 anche per il 2026.

Sul fronte dei ribassi, pesano gli energetici: Italgas -6,3%, Hera -5,7%, Saipem -5,1%, penalizzati dall’elevata esposizione al Medio Oriente, dove il gruppo ha acquisito contratti per circa 18 miliardi di dollari tra 2025 e 2026. Deboli anche finanziari e assicurativi: Mediobanca -5,4%, Unipol -5,2%, mentre il lusso soffre con Moncler -6,5% e Cucinelli -5,6%. Nel comparto difesa tiene Leonardo (-0,4%), sostenuta da Citi che ha alzato il target price a 60 euro e aggiornato le previsioni di utile 2026 al 7-8%.

Situazione nei mercati esteri

A Francoforte il caso del giorno è il crollo di Beiersdorf (-20,1%), delusa dalle prospettive 2026 e dalla crescita inferiore alle attese del marchio Nivea. Tra le poche note positive, Deutsche Boerse (+2,1%) beneficia della promozione di Jefferies, considerata una copertura difensiva contro le oscillazioni di mercato.

In Svizzera, Zurich Insurance (-6,7%) guida le perdite dopo un maxi aumento di capitale legato all’acquisizione di Beazley per 10,9 miliardi di dollari.

A Londra, in controtendenza, Keller (+10,2%) corre dopo conti 2025 oltre le attese, aumento del dividendo e buyback da 100 milioni di sterline. A Madrid, Naturgy (-7,2%) soffre per la vendita dell’11,4% del capitale da parte di BlackRock, mentre Acciona (-11,7%) e Solaria (-10,4%) registrano forti cali nel comparto energetico.

Sul fronte valutario, l’euro scende a 1,1581 dollari, seguendo i movimenti di petrolio e gas. Metalli preziosi in inversione: oro spot -4% a 5.110 dollari l’oncia, argento -7% a 83 dollari.