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Bpm ancora sottotono a Milano, dove il titolo oscilla poco sopra i 45 centesimi di euro per azione in calo di circa mezzo punto, nonostante che secondo alcuni rumor rilanciati dalle agenzie di stampa italiane si sia ormai conclusa l’ispezione di Banca d’Italia, durata oltre sei mesi, che ha passato al setaccio le diverse divisioni e problematiche della banca, tra cui il sistema di governance e il portafoglio creditizio.

Entro i prossimi tre mesi, la banca centrale italiana stenderà le proprie conclusioni e richiederà le conseguenti azioni da parte della banca. Secondo gli analisti di Cheuvreux (gruppo Credit Agricole) non dovrebbero emergere sorprese negative, anzi: “Crediamo che le maxi svalutazioni adottate da Bpm negli ultimi due anni (per complessivi 1,05 milairdi) siano sufficientemente cospicue da escludere la necessità di un altro intervento della stessa entità a seguito della conclusione dell’ispezione (anche perché i fondi stanziati nel quarto trimestre 2012 dovrebbe includere la maggior parte delle regolazioni segnalate dagli ispettori)” scrivono gli analisti in un report diffuso stamane.

Una stima prudenziale porta gli analisti ad attendersi un costo del rischio a fine 2013 pari a 91 punti base (pari a circa 320 milioni), “nonostante che nel primo trimestre la banca abbia iscritto solo 73 punti base annualizzati (pari a 64 milioni)”. In compenso, aggiungono gli esperti francesi, “gli ispettori di Via Nazionale potrebbero proporre la rimozione parziale dei 7,3 miliardi di capitale aggiuntivo che hanno pesato sugli Rwa (Risk weighted asset, ndr) della banca (con un peso del 17% ossia un impatto negativo di  171 punti base sul suo coefficiente Core Tier 1, pari all’8,37% a fine marzo) imposti dalla Banca d’Italia nel 2011 per tenere conto di una serie di debolezze” nei conti dell’istituto meneghino.

bankitalia

Nel dettaglio, mentre gli esperti dubitano che possano essere rimossi “in tempi brevi” i 2,6 miliardi di capitale aggiuntivo richiesti per l’eccessiva esposizione al settore immobiliare, si potrebbe iniziare a vedere una parziale (o forse persino totale) liberazione dei 2,55 miliardi di euro connessi ai rischi operativi, dato che già “a partire dalla metà dello scorso anno, il Ceo Montani ha ribadito che diverse procedure interne venivano modificate e/o migliorate”. Infine i 2,2 miliardi di garanzie ipotecarie potrebbero “essere rimosse in parte o del tutto, dato che dovrebbe essere stata già raccolta la documentazione richiesta”.

“La rimozione delle richieste di capitali aggiuntivi potrebbe essere una notizia positiva” secondo gli esperti, che tuttavia frenano l’entusiasmo ricordando come al momento “l’attenzione resta incentrata sul progetto, interrotto, di cambiamento della governance e sull’assemblea straordinaria degli azionisti del 22 giugno prossimo che voterà per un aumento di capitale da 500 milioni, da realizzare dopo l’estate”. Insomma: a breve per il titolo non sembrano esservi grandi prospettive, con molti investitori ancora impegnati a uscire dalle posizioni aperte in attesa di una trasformazione in Spa che è stata ancora una volta rinviata. Ma dopo l’estate qualche raggio di sole potrebbe iniziare ad apparire tra le nuvole, forse giusto in tempo per rendere più attraente un aumento del capitale che finora non sembra scaldare gli animi di Piazza Affari.


Luca Spoldi

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