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Economia
Bonomi

Bpm sotto i riflettori a Piazza Affari dove il titolo è da stamane in tensione e segna, a metà seduta, un rialzo vicino al 4% superando nuovamente la soglia dei 43 centesimi di euro per azione. A far riaffluire gli ordini di acquisto su Piazzale Meda è l’indiscrezione di stampa che vuole Banca d’Italia in pressing per riuscire a rinnovare finalmente la governance dell’istituto, finora rimasto in ostaggio ai dipendenti e pensionati soci, grazie alle regole tipiche del mondo del credito popolare che prevedono, in particolare, il voto capitario (in base al quale ogni socio ha diritto a un solo voto indipendentemente dal numero di azioni possedute).

Questa volta Vincenzo Visco avrebbe deciso di usare il pugno di ferro dopo aver inutilmente cercato di far valere la propria “moral suasion” e sarebbe pronto a sterilizzare del diritto di voto dei dipendenti e pensionati soci in caso di mancato varo della trasformazione in Spa, che il presidente del Consiglio di gestione, Andrea Bonomi aveva inutilmente cercato di far passare fino al mese scorso prima di apparentemente gettare la spugna, accettando che non se ne occupasse l’assemblea prevista a fine giugno ma una futura assise da convocare dopo la presentazione, attesa in autunno, del nuovo piano industriale.

Bonomi, che a fine aprile ha dovuto anche incassare lo “schiaffo” del no degli azionisti riunitisi lo scorso 27 aprile per deliberare in merito al voto a distanza per l’assemblea straordinaria del 21 o 22 giugno (che dovrà varare l’aumento da 500 milioni destinato al rimborso dei “Tremonti bond”), potrebbe dunque aver trovato l’assist decisivo per centrare l’obiettivo più volte annunciato in questi anni ma mai realizzato di “normalizzare” la governance di Bpm, vuoi con una trasformazione in una Spa sia pure “ibrida”, vuoi con la modifica delle norme del credito cooperativo.

Il fine ultimo, apprezzato dal mercato, è sia per Bonomi sia per Visco quello di arrivare poi all’assemblea dell’aprile del prossimo anno (quando si rinnoveranno le cariche istituzionali della banca) con una governance più trasparente e flessibile, ma è altrettanto chiaro che il mercato spera anche che una simile apertura possa favorire nel tempo la contendibilità di Piazzale Meda, nel cui capitale al momento Andrea Bonomi con Investindustrial è il socio principale con l’8,6%, tallonato da Caisse Federale Du Credit Mutuel col 6,87% e da Capital Investment Trust col 7,02%.

Dalla sua Visco ha una carta importante in mano: i risultati dell’ultima ispezione compiuta dalla Vigilanza, che dovrebbero essere resi noti entro luglio. E’ possibile, secondo alcuni operatori contattati da Affaritaliani, che gli ispettori di Visco abbiano riscontrato ancora una volta problemi non molto dissimili da quelli registrati in passato, soprattutto in tema di conflitti d’interesse tra dipendenti-soci e pensionati e gli altri azionisti in merito alle strategie della banca oltre che ai percorsi di carriera del personale della banca.

Tuttavia proprio il fatto che se ne parli da tanti anni senza mai essere arrivati a una svolta rende gli analisti cauti prima di affermare che la governance possa davvero cambiare. Lo stesso mercato appare incerto al riguardo quanto meno sulla tempistica, tanto che nonostante il rimbalzo odierno le quotazioni di Bpm restano di circa un 10% inferiori ai valori che si registravano prima che il Cdg decidesse di non inserire la modifica di governance tra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea di fine giugno.

La sensazione è infatti che l’azionariato di Bpm non sia ancora pronto ad accettare una modifica radicale della forma giuridica e della gestione dei diritti di voto e che si possa andare verso soluzioni intermedie, volte più ad efficientare Bpm e a renderne più trasparente la gestione che non a massimizzarne la contendibilità, così che ambo le parti possano accettare il compromesso ottenendo almeno in parte i propri obiettivi.

Luca Spoldi


 

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