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Brand o brand…elli, Morellato: la storia di un successo italiano finito nel mirino dell’Antitrust

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha accusato l’azienda di aver adottato pratiche anticoncorrenziali nella distribuzione di gioielli e orologi, alterando le dinamiche di mercato.

Brand o brand…elli, Morellato: la storia di un successo italiano finito nel mirino dell’Antitrust
MASSIMO CARRARO DI MORELLATO GROUP

Brand o brand…elli / Dal laboratorio artigianale a Venezia alla multa dell’Antitrust da 26 milioni di euro per pratiche anticoncorrenziali: la storia di Morellato

Una multa da quasi 26 milioni di euro rischia di segnare uno dei passaggi più delicati nella storia recente di Morellato Group. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha infatti accusato l’azienda di aver adottato pratiche anticoncorrenziali nella distribuzione di gioielli e orologi, alterando le dinamiche di mercato attraverso un controllo stringente sulla rete dei rivenditori. Secondo quanto ricostruito dall’Autorità, tra il 2018 e il 2025 Morellato avrebbe imposto ai propri distributori prezzi di vendita vincolanti, limitando anche la possibilità di applicare sconti online e vietando la commercializzazione dei prodotti su piattaforme di e-commerce terze. Un sistema di controllo capillare che, sempre secondo l’Antitrust, sarebbe stato accompagnato da attività di monitoraggio costante e da pressioni sui rivenditori non allineati, tra richiami formali e minacce di interruzione delle forniture.

Il punto centrale della contestazione riguarda la libertà commerciale: impedire ai rivenditori di determinare autonomamente prezzi e canali di vendita significa, di fatto, comprimere la concorrenza. Un comportamento che viola le norme europee in materia, in particolare l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che tutela il libero gioco del mercato. Questa vicenda si inserisce in modo significativo nella traiettoria di un gruppo che rappresenta uno dei casi più emblematici del capitalismo familiare italiano evolutosi su scala globale.

Le origini

La storia di Morellato affonda le sue radici nel 1930, quando Giulio Morellato avviò a Venezia un laboratorio artigianale specializzato in orologi e gioielli. Il vero salto avvenne però con la produzione di cinturini in pelle per orologi da polso, settore in cui l’azienda riuscì rapidamente a imporsi, diventando fornitore di importanti maison svizzere. Dopo la scomparsa del fondatore, la guida passò a Silvano Carraro, figura chiave nella continuità aziendale, e successivamente ai figli Massimo e Marco. È proprio sotto la leadership di Massimo Carraro che Morellato si trasforma da realtà familiare a gruppo internazionale, grazie a una strategia fondata su espansione, acquisizioni e diversificazione del portafoglio marchi.

Negli ultimi anni, il gruppo ha accelerato ulteriormente il proprio sviluppo: prima con l’acquisizione della francese Cleor nel 2019, poi con quella del colosso tedesco Christ Group nel 2023, in un’operazione da 250 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è stato quello di costruire un leader europeo nel settore della gioielleria e orologeria, capace di competere su scala globale mantenendo un’identità italiana. Oggi Morellato è una realtà che supera i 700 milioni di euro di fatturato annuo, con una presenza internazionale articolata e una piattaforma omnichannel tra le più avanzate in Europa. Il gruppo gestisce numerosi marchi, sia di proprietà sia in licenza, coprendo diverse fasce di mercato e consolidando una posizione di leadership nel retail multibrand.

Proprio questa crescita, però, rende ancora più rilevante il caso aperto dall’Antitrust. Il passaggio da azienda artigianale a grande player internazionale comporta inevitabilmente una maggiore esposizione alle regole del mercato e alle autorità di controllo. Resta ora da capire quali saranno le conseguenze per il gruppo: non solo in termini economici, ma anche reputazionali e strategici.

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