Manager / Chi è Giancarlo Devasini, il principale azionista di Tether che ha scavalcato Giovanni Ferrero. Patrimonio da 89 miliardi di dollari, ora è lui l’uomo più ricco d’Italia
C’è un italiano che, almeno sulla carta, ha superato, e quasi raddoppiato, il patrimonio di Giovanni Ferrero. Si chiama Giancarlo Devasini, torinese di nascita, ex chirurgo plastico, oggi presidente e principale azionista di Tether, la società che emette la stablecoin più utilizzata al mondo. Negli ultimi giorni il suo patrimonio stimato ha registrato un balzo clamoroso. Secondo Forbes, in meno di due settimane sarebbe passato da circa 22 miliardi di dollari a oltre 89 miliardi. Una crescita vertiginosa che non deriva da un improvviso boom produttivo, ma dall’aumento della valutazione di Tether sui mercati secondari. Infatti, quando la stima di una società si espande rapidamente, il valore delle quote dei suoi azionisti cresce di conseguenza. Ed è esattamente ciò che è accaduto al gruppo guidato da Devasini.
Nella classifica di Forbes – che vede Musk dominare sul podio – Devasini è al 22esimo posto, ma al primo tra gli italiani. Al 41esimo posto si classifica Giovanni Ferrero con 48,8 miliardi di dollari, al 46esimo posto l’imprenditore Andrea Pignataro con 42,6 miliardi, al 53esimo posto l’altro fondatore di Teher Paolo Ardoino con 38 miliardi.
Chi è Giancarlo Devasini
Nato a Torino il 5 marzo del 1964, Devasini si è laureato in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1990 e ha iniziato la carriera come chirurgo estetico, eseguendo interventi di chirurgia plastica. Tuttavia, dopo due anni ha deciso di abbandonare la professione medica per dedicarsi al settore informatico, avviando diverse aziende specializzate nella distribuzione di componenti per computer. In quegli anni ha fondato anche Delitzia, un servizio di consegna di cibo a domicilio accompagnato da un blog dedicato al cibo biologico. Nel 1995, Devasini è stato coinvolto in un’accusa di pirateria informatica da parte di Microsoft, risolta con il pagamento di una multa pari a cento milioni di lire italiane, che gli ha permesso di proseguire le sue attività imprenditoriali.
Negli anni successivi ha scoperto il mondo delle criptovalute. Nel 2012 ha contribuito alla nascita della piattaforma di trading Bitfinex, e nel 2014 ha fondato insieme a Paolo Ardoino, informatico italiano residente in Svizzera, la stablecoin Tether. La criptovaluta, oggi la più grande al mondo per capitalizzazione di mercato, è stata al centro di dibattiti riguardo alla trasparenza delle riserve, alla gestione delle perdite e al rischio di manipolazioni di mercato. Quando Bitfinex ha affrontato difficoltà finanziarie nel 2018, le riserve di Tether sono state utilizzate per sostenere la piattaforma, provocando un conflitto di interessi che ha portato Devasini a pagare una multa di 18,5 milioni di dollari a New York nel 2021 per chiudere la relativa causa legale.
Tra il 2017 e il 2023 ha vissuto a Lugano, nel canton Ticino, gestendo la sua attività da un ufficio sopra un bar sportivo e creando relazioni con i politici locali. In questo contesto, Tether ha anche firmato un memorandum d’intesa con la città per promuovere l’uso delle criptovalute e lo sviluppo della tecnologia blockchain.
Nonostante la ricchezza, Devasini conduce una vita estremamente riservata. Vive in un condominio anonimo e, secondo chi lo conosce, esce raramente di giorno. Quando lo fa, spesso indossa felpe con il cappuccio. Negli anni si è spostato molto tra Africa, isole caraibiche e Asia, fino alla scelta di stabilire la sede legale di Tether in El Salvador. Le interviste sono praticamente inesistenti e le fotografie pochissime. Il volto pubblico dell’azienda è l’amministratore delegato Paolo Ardoino, considerato da molti il vero architetto tecnico e strategico della crescita del gruppo. Nel frattempo, però, dietro le quinte resta lui: l’uomo che dalle sale operatorie di una clinica italiana è arrivato a controllare uno dei colossi più influenti del mondo delle criptovalute.
Il boom di Tether
Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, secondo fonti citate da Forbes, Tether sarebbe stata scambiata sui mercati secondari con valutazioni comprese tra i 350 e i 375 miliardi di dollari. Si tratta di cifre inferiori all’obiettivo massimo di 500 miliardi indicato lo scorso anno durante una raccolta di capitali, ma comunque sufficienti a collocare i dirigenti della società tra i più ricchi del pianeta.
Le stime attuali collocano il valore complessivo di Tether intorno ai 200 miliardi di dollari, molto più dei circa 50 miliardi attribuiti appena un anno fa. Su questa base Giancarlo Devasini, presidente, direttore finanziario e principale azionista con una quota tra il 44% e il 45%, avrebbe un patrimonio di circa 89 miliardi di dollari. L’amministratore delegato Paolo Ardoino e l’ex ceo Jean-Louis van der Velde, entrambi indicati con partecipazioni intorno al 19%, avrebbero circa 38 miliardi ciascuno. Il general counsel Stuart Hoegner, con circa il 12%, sfiorerebbe i 25 miliardi.
Se invece si adottasse la valutazione più alta circolata sui mercati secondari – circa 350 miliardi – la sola quota di Devasini supererebbe i 150 miliardi di dollari. Una cifra che lo collocherebbe tra i primi dieci miliardari del mondo, davanti perfino a Warren Buffett. Numeri enormi, ma anche estremamente sensibili alle oscillazioni dei mercati.
Come guadagna Tether
Secondo i dati diffusi dalla società, nel 2024 Tether avrebbe generato circa 13 miliardi di dollari di utili, anche se non certificati da una revisione completa. Il modello di business è relativamente semplice: la società emette USDT, una stablecoin ancorata al dollaro, e investe le riserve che garantiscono il token in titoli sicuri e a breve termine, soprattutto Treasury Bill statunitensi.
Con tassi d’interesse elevati e senza dover pagare rendimenti agli utenti che detengono USDT, la differenza tra ciò che incassa sugli investimenti e ciò che restituisce agli utenti rimane nelle casse della società. Secondo l’azienda, questo meccanismo genera margini estremamente elevati, fino al 99%, con una struttura relativamente snella di circa 300 dipendenti. Il modello, tuttavia, dipende anche dal livello dei tassi d’interesse: se questi dovessero scendere, la redditività potrebbe ridursi.
Nuovi investimenti: AI, energia e media
Negli ultimi anni Tether ha iniziato a diversificare i propri investimenti. Il gruppo sta sviluppando una piattaforma proprietaria di intelligenza artificiale e ha avviato nuove divisioni nei settori dei dati, dell’energia e dell’istruzione. Nel portafoglio figurano anche circa 23 miliardi di dollari in oro e oltre 6 miliardi in bitcoin.
A questo si aggiunge un portafoglio di venture capital con più di 120 società per un valore superiore ai 10 miliardi di dollari. Tra gli investimenti più rilevanti figurano 200 milioni di dollari nel marketplace Whop e 775 milioni nella piattaforma video Rumble. Una strategia di espansione che apre nuove opportunità ma introduce anche una maggiore volatilità.
C’è poi un investimento molto più vicino all’Italia: la Juventus. Attraverso Tether, Devasini e l’amministratore delegato Paolo Ardoino, entrambi dichiaratamente tifosi bianconeri, hanno acquisito una quota pari all’11,7% del club, diventando il secondo azionista dopo Exor.

