“Le sostanze di sintesi immesse dall’uomo nell’ambiente son circa un miliardo; di esse non conosciamo gli effetti, non sappiamo quando si degradano. In pratica, stiamo creando qualcosa che non possiamo distruggere e di cui comprenderemo l’impatto fra decine di anni”. Valentino Mercati, presidente e fondatore di Aboca, ha lanciato una sorta di allarme due giorni fa, alla riunione plenaria di Cisambiente, associazione delle imprese che operano nel settore ambientale –con focus sul ciclo dei rifiuti e del loro utilizzo a fini di produzione energetica – nata a fine 2016 in seno a Confindustria. Al centro del dibattito, la necessità di una chimica verde, rispettosa dello stato di natura, che si va deteriorando come ha giustamente puntualizzato il direttore generale di Arpa Umbria Walter Ganapini: “stiamo andando incontro al 40% di degradazione del suolo, nel 2050 gli esseri umani sul pianeta saranno nove miliardi e il pianeta ha già superato il punto di non ritorno in termini di capacità di fronteggiare l’impatto delle attività produttive sull’ecosistema”.
Consumare meno e riciclare, sono i due diktat, sullo sfondo di una normativa (legge 68 del 2015) volta a sanzionare gli ecoreati e a regolamentare le fattispecie di inquinamento ambientale e le eventuali azioni riparatorie. Entro il 2030 la prospettiva è quella di arrivare al 70% del riciclaggio dei rifiuti solidi urbani e all’80% del riciclo degli imballaggi. Paesi come Svezia, Norvegia e Austria hanno eliminato quasi del tutto le discariche. E il sistema che ruota intorno al ciclo integrato dei rifiuti è, oltre che vantaggioso, profittevole. Le imprese attualmente affiliate in Cisambiente rappresentano circa 24.000 dipendenti e all’orizzonte si profilano incentivi per il business legato ai bio-gas, matrice di energia che si ottiene dal compostaggio anaerobico dell’umido. “Mancano i decreti attuativi per dare il via alla produzione di bio-metano su larga scala” spiega Alberto Garbarini di Teknoservice “La nuova frontiera di chi produce energia dai rifiuti è questa e non stiamo parlando solo di riscaldamento, bensì di autotrazione. Un processo che coinvolgerà vari settori dell’industria, compreso quello dell’auto”. Chimica verde, auto a metano, bio-agricoltura. Ma non solo. Jorgen Hempel, imprenditore danese di base a Lugano con la sua Hemp Eco Systems, ha appena realizzato a Treviso una scuola in canapa. “Un materiale che non brucia, che contiene silicio e non marcisce; mischiato alla calce e ai minerali diventa un perfetto isolante e abbatte altresì la carica batterica e il quantitativo di CO2 presente nell’atmosfera. Lo abbiamo testato nelle classi e funziona”. In tutto questo, anche il credito ha il suo ruolo. Lo ha definito Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima, nata per finanziare i progetti di economia sociale. “Un settore che raggruppa 300.000 imprese e sei milioni di lavoratori di cui solo uno remunerato, il resto è composto da volontari. Qui la logica del profitto rispetto alle banche ordinarie cambia: è minore nell’immediato ma paga sul lungo periodo. E il deterioramento del credito è pari al 2,9%, rispetto a una media di sistema che raggiunge il 14%. L’economia sostenibile paga”.
