“La guerra in Iran proseguirà per almeno altre 2-3 settimane”, le parole di Trump alla Nazione hanno naturalmente creato il panico sui mercati, il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle e gli investitori sono rimasti spiazzati. Ma naturalmente questa crisi, anche energetica, travolge anche i conti pubblici. E il consueto Bollettino economico con le proiezioni macroeconomiche della Bce evidenzia tutto questo. L’area dell’euro – spiega nella sua nota la Banca centrale – si sta già muovendo verso lo scenario più avverso, cioè con inflazione più alta e crescita più bassa rispetto alle previsioni di base. “Dati i livelli molto elevati di incertezza e la circostanza che l’impatto del conflitto dipenderà fortemente dalla sua durata e intensità, lo scenario di base dovrebbe essere interpretato come uno dei diversi risultati plausibili, anziché quello più probabile”, è l’ammonimento contenuto nel Bollettino.
Per quanto riguarda l’Italia, l’Istat conferma le stime preliminari che indicavano per il 2025 un calo al 3,1% per il deficit sul Pil. Complessivamente, scrive infatti l’istituto di statistica, nei quattro trimestri del 2025 le amministrazione pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al -3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del corrispondente periodo del 2024.
Nei primi dodici mesi del 2025, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, pari rispettivamente allo 0,8% (0,5% nello stesso periodo del 2024) e al 2,2% (1,6% nel corrispondente periodo del 2024). Nel quarto trimestre 2025, indica ancora l’istituto di statistica, il saldo del conto delle Ap in rapporto al Pil è stato positivo e pari all’1,4% (0,6% nello stesso trimestre del 2024) risultando in un accreditamento. Il saldo primario delle Ap (saldo del conto al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 5,1% (4,4% nel quarto trimestre del 2024). Il saldo corrente delle Ap è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 6,9% (6,1% nel quarto trimestre del 2024).
La pressione fiscale nel 2025 si è attestata al 43,1% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4% del 2024. Lo rende noto l’Istat. Nel quarto trimestre, indica l’istituto di statistica nel dettaglio, la pressione fiscale è stata pari al 51,4%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma adesso questi numeri sono destinati a peggiorare, se ne saprà di più entro il 10 aprile, quando il governo presenterà il suo Documento di previsione economica, si attende proprio l’ultimo momento per trasmetterlo all’Ue, c’è troppa incertezza sugli scenari futuri a causa della guerra e della grave crisi energetica in corso.

