Guerra in Medio Oriente, i fondi del Golfo frenano gli investimenti: a rischio operazioni per 106 miliardi
Le ricadute della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran rischia di compromettere una serie di operazioni a livello globale, dal momento che gli investitori del Golfo, finanziatori di transazioni per miliardi di dollari, stanno riesaminando le loro priorità di spesa. I paesi del Golfo, infatti, stanno “rivalutando i propri portafogli, i futuri impegni di investimento e quelli attuali per far fronte alle ripercussioni economiche della guerra” e alle turbolenze che essa ha scatenato, ha detto al Financial Times un funzionario del Golfo.
La testata britannica cita i dati di PitchBook, secondo cui operazioni per un valore di almeno 106 miliardi di dollari concluse in Nord America e in Europa, che dipendono dagli impegni assunti dal Golfo, devono ancora essere portate a termine: un potenziale rischio, dato che il conflitto con l’Iran si protrae. Stando ai numeri di Dealogic, lo scorso anno gli investitori del Golfo hanno investito in operazioni concluse in Nord America ed Europa per oltre 120 miliardi di dollari.
Tuttavia, come hanno riferito al Ft analisti, funzionari e banchieri, i paesi del Golfo e i fondi sovrani da loro gestiti stanno ora rivedendo i propri portafogli e le strategie di investimento dopo aver subito il contraccolpo della risposta militare di Teheran al conflitto. Gli attacchi missilistici e con droni contro gli impianti energetici e le infrastrutture degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente hanno avuto ripercussioni sui mercati e hanno accentuato l’incertezza economica in tutta la regione. Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, l’economia del Qatar subirà una contrazione dell’8,6% quest’anno, poiché la guerra compromette la sua capacità di produrre ed esportare gas.
La sfida tra vecchi impegni e nuove priorità
Sei dei primi dieci fondi sovrani al mondo, tra cui l’Abu Dhabi Investment Authority, il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita e la Qatar Investment Authority, hanno sede nel Golfo e vantano un patrimonio complessivo di quasi 5.000 miliardi di dollari, che ha contribuito a finanziare una serie di recenti operazioni di grande portata. La piattaforma di dati Global Swf, spiega il quotidiano, mostra che nel 2025 i paesi del Golfo hanno rappresentato quasi la metà di tutti gli investimenti sovrani a livello globale, con 126 miliardi di dollari investiti in settori che vanno dall’intelligenza artificiale e dall’intrattenimento ai servizi finanziari.
La scorsa settimana il Pif ha offerto un assaggio di ciò che potrebbe riservare il futuro, delineando una nuova strategia pianificata prima dello scoppio delle ostilità con l’Iran, che porterà il fondo da 1.000 miliardi di dollari a concentrare la propria attenzione su un numero minore di settori. Yasir al-Rumayyan, governatore del Pif, ha affermato che il fondo non ridurrà i propri impegni internazionali, ma ha ammesso che il conflitto con l’Iran ha aggiunto “ulteriore pressione per ridefinire alcune priorità”.
Per ora però, due operazioni di grande rilievo – che dipendono dai capitali del Golfo – procedono come da piani. Secondo quanto riferito al Financial Times, Paramount Skydance si sarebbe assicurata il sostegno dei paesi del Golfo per l’acquisizione della Warner Bros, del valore di circa 110 miliardi di dollari, mentre l’operazione da 55 miliardi di dollari promossa dall’Arabia Saudita per l’acquisizione della società di videogiochi Electronic Arts dovrebbe concludersi nei prossimi mesi.

