Economia
Dalla Gdf alle partecipate: nomine, equilibri e indiscrezioni romane
Chi cerca di accreditarsi, chi sale, chi scende: il borsino aggiornato delle poltrone romane

Dalla Gdf alle partecipate: nomine, equilibri e indiscrezioni romane

Con l’avvio della partita sulle nomine delle partecipate si è rimesso in moto il tradizionale pellegrinaggio romano di manager, consulenti, ex amministratori e nuovi aspiranti. Un rito che si ripete a ogni tornata. Come già anticipato da Affaritaliani, la linea generale che filtra da Palazzo Chigi appare netta: conferma degli amministratori delegati e revisione dei presidenti.
Uno schema che si applicherebbe senza eccezioni ai principali dossier – Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna – con l’obiettivo di rafforzare continuità operativa e allo stesso tempo ridisegnare il vertice istituzionale delle società strategiche.
Dentro questa cornice politica/industriale si inseriscono però dettagli curiosi e di colore diventati oggetto di attenzione nei corridoi romani. Anche in questa tornata, come la scorsa nel 2023, spuntano infatti personaggi particolarmente impegnati ad accreditarsi con il perimetro di governo. Tra questi figurerebbe - secondo alcuni - il nome di Alessandro Ercolani, CEO di Rheinmetall Italia, il quale non avrebbe nascosto ad alcuni interlocutori una frequentazione amicale con Fazzolari - e, per suo tramite, con la premier Giorgia Meloni. L’obiettivo sarebbe chiaro: accreditarsi come interlocutore “organico” alla filiera governativa.
Pare tra l’altro che non sia la prima volta che Ercolani si muove nel perimetro delle partecipate: nel 2023, infatti, tentò senza successo la scalata a ENAV, allora sostenuto - si racconta - da Luigi Bisignani, sponsor che oggi non appare però così attivo come fu in passato. La nomina, in quel caso, andò a Pasqualino Monti.
Millanterie? Voci di corridoio? Roma vive anche di questo.
A sovrapporsi alla partita delle partecipate è inoltre il dossier Guardia di Finanza, formalmente distinto ma politicamente contiguo. A breve il governo dovrà indicare il successore del generale Andrea De Gennaro. Fino a poche settimane fa i bookmaker istituzionali davano per favorito il generale Francesco Greco; ipotesi che nelle ultime ore sembra complessivamente indebolita.
A penalizzarlo sarebbe la percezione di essere il candidato più “organico” all’area Zafarana, in un momento in cui una parte della maggioranza teme che la continuità narrativa possa indebolire la strategia di discontinuità rivendicata da Palazzo Chigi dopo la vicenda Striano. È in questo gioco di pesi e contrappesi che si aprono varchi anche per altre opzioni, come il generale Sirico – descritto come stimato dal ministro Giorgetti – o l’attuale vice, il generale Bruno Buratti, profilo considerato serio, competente e istituzionalmente impeccabile.
È su questi due dossier – partecipate e Guardia di Finanza – che si misurerà la vera gerarchia politica della coalizione: quali aree pesano, quali filiere prevalgono, quali equilibri vengono ammessi e quali definitivamente chiusi.
