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Energia alle stelle, Meloni guida la rivolta contro l’Ets. Parte il fronte dei nove contro Bruxelles

La premier, preoccupata per il rialzo del greggio, sembra intenzionata a dare battaglia sul meccanismo degli Ets

Energia alle stelle, Meloni guida la rivolta contro l’Ets. Parte il fronte dei nove contro Bruxelles

Meloni capofila per modifiche all’Ets, qualche timida apertura dalla Ue

Ha scritto una lettera controfirmata da nove paese, Giorgia Meloni, che ieri ha vissuto un’altra delle sue tante giornate campali che questa situazione geopolitica e la concomitanza del referendum sulla giustizia le stanno riservando. Già a fine febbraio il ministro del made in Italy e delle imprese, Adolfo Urso aveva espressamente chiesto una sospensione del meccanismo dello scambio di quote di carbonio: “Il sistema ETS, così come concepito, rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, incidendo sui costi e limitandone la competitività.

Ne chiederemo la sospensione alla Commissione europea, fino a una sua profonda revisione che intervenga sia sui parametri di riferimento delle emissioni, sia sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite, e che introduca finalmente un meccanismo stabile di sostegno per le imprese esportatrici, non ancora compiutamente definito nella riforma del CBAM aveva detto ad un evento a Bruxelles il 26 febbraio scorso il ministro.

Ora dopo le tensioni mediorientali la questione torna centrale al tavolo del Consiglio europeo e Giorgia Meloni, preoccupata per il rialzo del greggio e appena varata una misura per temperarne gli effetti sui prezzi dei carburanti, sembra intenzionata a dare battaglia sul meccanismo degli Ets, che tanti dubbi sta creando anche da parte degli industriali italiani, che in un’in tervista al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung per uno stop al sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

L’Ets “dovrebbe essere sospeso temporaneamente, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo. Il sistema mette a rischio la nostra industria”. E la scelta del giornale tedesco non appare affatto casuale, perché è evidente che la premier italiana, alla luce degli ottimi rapporti instaurati con il cancelliere Merz, cerchi una naturale sponda con l’alleato tedesco, per spezzare il fronte dei contrari alle modifiche degli Ets, capitanato da Francia e Spagna.

Per lei avere per ora l’appoggio dei nove paesi (Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Slovacchia e Romania) non è sufficiente a portare a casa un risultato sulla carta assai difficile da portare a casa. Anche se nei giorni scorsi la stessa presidente della commissione Ursula Von der Leyen, che continua ad avere un rapporto privilegiato con la premier italiana, ha concesso qualche apertura verso alcune modifiche al sistema degli Ets. Una fonte della commissione ha spiegato che sarebbero allo studio alcune misure per apportare delle modifiche all’offerta di permessi di emissione nel mercato del carbonio dell’Unione per tenere sotto controllo i prezzi nel breve termine.

L’UE intende anche riconsiderare la decisione di limitare la quantità di quote gratuite di CO2 concesse alle industrie e sfrutterà la prevista revisione del sistema ETS fissata per luglio per riconsiderare i propri piani post 2030. Un buon punto di partenza insomma per la leader italiana, ma certo non basta a superare lo scetticismo di chi non vuole fare ulteriori concessioni sulla transizione sostenibile dell’Ue. Le posizioni sono distanti ma l’Italia è convinta di poter riuscire a trovare un accordo a metà strada, proprio grazie al fatto che la Germania, come spesso accade quando si parla di norme ambientali, che comunque rischiano di essere un costo per le imprese, si trova spesso vicino alle posizioni italiane.

Ma proprio ieri rispondendo in conferenza stampa a una domanda sulle opzioni di emergenza per ridurre i prezzi elettrici agendo sull’Ets, il commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen, ha affermato che l’esecutivo sta “valutando soluzioni mirate e temporanee, stando attenti a non minare gli obiettivi strategici a lungo termine dell’Unione, perché il corretto funzionamento del meccanismo per la fissazione dei prezzi e dell’Ets è fondamentale per l’indipendenza e per prezzi più bassi nel tempo. Pertanto, ogni soluzione deve essere in linea con questi principi fondamentali”.

Insomma come dire un colpo al cerchio ed una alla botte, ma fonti diplomatiche italiane sono convinte che il pragmatismo della premier e la situazione nel Golfo che sta subendo una pericolosa escalation, potrebbero essere determinanti per ottenere aperture soprattutto da parte del cancelliere Merz e della stessa presidente Von der Leyen. In realtà la premier più che ad una sospensione (che secondo gli esperti potrebbe essere finanche avere effetti controproducenti, favorendo ancor di più il ricorso agli idrocarburi) punterebbe più realisticamente a strappare qualche modifica su tempi e sui meccanismi di scambio per evitare fenomeni speculativi.

In questo senso, l’Austria che ha sottoscritto la lettera di Meloni, al Consiglio Energia ha presentato una proposta di mediazione sull’Ets, incentrata su una maggiore “trasparenza” del mercato elettrico europeo. Una base da cui partirà, senza dimenticare che il nostro paese deve attendere ancora risposte dalla Ue, sull’art. 6 del decreto bollette, che Bruxelles dovrà vagliare in merito alla sua compatibilità con le norme comunitarie: l’Italia, infatti, punta a eliminare il costo dell’Ets per i produttori termoelettrici, al fine di ridurre i prezzi dell’elettricità.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine del Consiglio ha confermato che il governo italiano chiede “una revisione del sistema Ets, che ne limiti gli effetti sul prezzo dell’energia, riduca la volatilità e prezzo delle quote e limiti le dinamiche speculative, così che il meccanismo possa guidare efficacemente la transizione”.

La partita insomma è tutta da giocare, ma mentre la premier affila le armi per il Consiglio europeo, ha già allertato i ministri per un probabile Cdm magari nel week end, durante il silenzio elettorale, con il rischio che ogni ulteriore misura economica varata, possa essere strumentalizzata dalle opposizioni. Ma di fronte alla posta in gioco e alla situazione internazionale, questi diventerebbero dettagli trascurabili.