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Ex Ilva, Flacks accelera: offerta il 12 marzo e accordo entro fine mese. Il fondo Usa pronto anche senza scudo penale

Il gruppo guidato da Michael Flacks prepara il dossier per l’acquisizione dell’acciaieria di Taranto mentre il governo spinge per chiudere la partita e i sindacati chiedono garanzie su lavoro e investimenti

Ex Ilva, Flacks accelera: offerta il 12 marzo e accordo entro fine mese. Il fondo Usa pronto anche senza scudo penale
ILVA

Il fondo americano punta a chiudere la partita dell’acciaieria di Taranto entro marzo mentre restano incognite giudiziarie e sindacali

Il conto alla rovescia è partito. Il Flacks Group accelera sulla partita dell’ex Ilva e prepara l’offerta formale per acquisire il polo siderurgico di Taranto. La proposta arriverà sul tavolo dei commissari giovedì 12 marzo e l’obiettivo dichiarato è chiudere l’operazione entro la fine del mese.

Il fondo statunitense guidato da Michael Flacks sta completando il dossier che accompagnerà la proposta. Nel documento saranno inseriti il piano industriale aggiornato, le prove della solidità dell’entità acquirente e una lettera di impegno sul capitale, insieme alla documentazione che dimostra la disponibilità di asset significativi. Parallelamente sono in corso contatti con partner industriali, segnale che l’operazione potrebbe prendere la forma di una cordata internazionale.

Se la documentazione sarà giudicata adeguata, il passo successivo sarà la firma di un accordo di acquisizione vincolante entro la fine di marzo. Una tabella di marcia molto rapida, più simile a uno sprint finale che a una trattativa industriale tradizionale.

La novità più sorprendente riguarda però lo scudo penale. Il gruppo americano ha fatto sapere di essere pronto a gestire l’impianto anche senza la protezione legale che negli anni è stata considerata quasi indispensabile per chiunque si avvicinasse alla gestione dell’acciaieria.

La scelta viene presentata come un rischio calcolato: rispetto rigoroso delle norme ambientali e quindi nessuna necessità di paracaduti giudiziari. Tutto questo mentre sul futuro dello stabilimento pesa la decisione del Tribunale di Milano, che ha imposto una revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale. Sullo sfondo resta la possibilità di sigilli nell’area a caldo, il cuore produttivo dell’impianto, con il rischio di uno stop già dal prossimo agosto.

Il governo segue la partita da vicino. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso punta a completare entro aprile la manutenzione dell’altoforno 4, passaggio necessario per riportare la produzione verso quota quattro milioni di tonnellate annue. Senza un investitore privato però il piano resta incompleto: la Commissione europea ha legato allo sblocco del prestito ponte da 400 milioni di euro la presenza di un acquirente.

Sul fronte industriale il fondo americano ha smentito contatti con gli indiani di Jindal, ma ha confermato il dialogo con altri gruppi del settore. L’operazione potrebbe quindi trasformarsi in una alleanza tra più soggetti.

Molto più complesso resta il fronte sindacale. La Uilm, attraverso il segretario Rocco Palombella, continua a ritenere insufficienti le garanzie del piano industriale e torna a indicare la nazionalizzazione come unica strada per difendere investimenti e occupazione. Critica anche la posizione dei metalmeccanici della Cisl. Il segretario Ferdinando Uliano parla apertamente di “ottimismo sfrenato” da parte dei commissari e chiede un piano B pubblico a tutela dei circa 12mila lavoratori della filiera.

Intanto si apre anche un nuovo tavolo di confronto. I sindacati hanno ottenuto l’avvio di una discussione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per affrontare la questione della cassa integrazione e per verificare i contratti nelle aziende dell’appalto, con l’obiettivo di allinearli a quello dei metalmeccanici.

Al momento la cassa integrazione straordinaria riguarda 4.450 dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. I commissari avevano chiesto la proroga oltre il 28 febbraio, ma durante l’incontro dedicato al prolungamento è stata decisa una sospensione tecnica per valutare le conseguenze del decreto del tribunale milanese sul futuro dello stabilimento.

Il destino dell’ex Ilva si giocherà dunque nelle prossime settimane. Il fondo americano prova ad accelerare mentre restano sul tavolo incertezze giudiziarie, tensioni sindacali e vincoli europei.

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