La crisi di Hormuz sta portando a mettere in discussione ogni vecchia convinzione, anche il no assoluto al gas russo, un tema che sembrava non dovesse essere neanche più preso in considerazione in seguito alla guerra in Ucraina e al conseguente isolamento di Mosca. Ma stando ai dati forniti dal Centre for Research on Energy and Clean Air, le cose a quanto pare non sono più così rigide. Sorprende ad esempio leggere che al primo posto in Europa tra i paesi che importanto più gas russo c’è la Spagna. Proprio il paese di quel Sanchez che ha negato aiuti agli Usa per l’Iran con la motivazione “siamo contrari alla guerra“. L’altro dato contrastante è dovuto al fatto che proprio gli spagnoli sono considerati i campioni delle energie rinnovabili, ma contemporaneamente comprano in gran quantità anche il gas russo.
La Spagna guida la classifica di marzo con un aumento del 124% degli acquisiti per 355 milioni di euro. La seconda e la terza posizione sono invece occupate da Ungheria e Francia, rispettivamente con 297 e 287 milioni di euro di import. Dall’inizio della guerra in Iran, emerge dalle statistiche del Centre for Research on Energy and Clean Air, i ricavi del Cremlino da fonti fossili sono saliti a 713 milioni al giorno, con un incremento del 52%, il massimo da due anni. L’Ue, invece, si è rivelata essere il maggior acquirente in assoluto, con il 33% dell’export di Mosca che finisce nel mercato dei Ventisette. Solo a marzo l’Unione ha versato alla Russia 1,45 miliardi di euro.

