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Economia
Colli-Lanzi (Gi Group): "Tempo indeterminato e outplacement obbligatorio"

Paolo Fiore
twitter@paolofiore

Eletto segretario, Renzi aveva svelato il suo Jobs Act. Adesso che è presidente del Consiglio, si attende che quella bozza diventi qualcosa di più. L'obiettivo? "Riportare il tempo indeterminato al centro, coordinare politiche attive e passive e puntare sull’obbligo di outplacement per le aziende che licenziano". Lo afferma ad Affaritaliani.it Stefano Colli-Lanzi, ceo di Gi Group, la prima agenzia per il lavoro italiana.

L'outplacement, con un modello misto che affidi al pubblico accoglienza e profiling e al privato il placement, garantirebbe "un risparmio per le casse dello Stato grazie all’abbassamento dei tempi di reinserimento lavorativo". La palla passa ora a Renzi, Padoan e Poletti, anche perché "l’ex ministro Giovannini ha operato in un Governo che ha fatto davvero poco".

 

L'INTERVISTA

- Il jobs act dovrebbe essere il documento programmatico del governo Renzi in materia di lavoro. Ci sono elementi sufficienti per esprimere un parere? 
È difficile esprimere un giudizio su qualcosa che è ancora ad un livello abbastanza embrionale. Va però detto che il jobs act ha certamente il merito di aver rilanciato la necessità di un ragionamento organico sul mercato del lavoro. Quanto alla proposta di semplificazione delle norme possiamo dire che è certamente auspicabile, considerando le migliaia di pagine di cui è costituita la nostra legislazione sul lavoro, oltretutto sparsa disordinatamente in numerosissime leggi vigenti. Tuttavia la semplificazione da sola, per quanto importante, non basta: è necessario che l’apparato normativo del lavoro non sia soggetto a mille interpretazioni diverse, onde evitare il rischio di infiniti contenziosi. Ma soprattutto abbiamo bisogno di istituzioni determinate a fare rispettare le regole. Osservazione che vale anche per le forme contrattuali.

- Si continua a parlare di contratto unico...
Più che ridurle, le forme contratturali vanno utilizzate per il loro scopo specifico. Ritengo comunque che il tempo indeterminato debba essere riportato al centro, che la somministrazione vada utilizzate per la flessibilità – quella vera – e che l’apprendistato debba essere applicato per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Più che l’assegno universale, metterei invece l’obbligo di ricorrere all’outplacement per le aziende che licenziano. Il resto va esplicitato meglio: vedremo la seconda release…

- L'outplacement obbligatorio per chi licenzia è economicamente sostenibile?
Non solo è sostenibile ma decisivo. Così facendo le persone in uscita non sarebbero abbandonate a se stesse e rientrerebbero più rapidamente nel sistema contributivo, con un indubbio risparmio per le casse dello Stato grazie all’abbassamento dei tempi di reinserimento lavorativo; inoltre, con ricollocazioni da settori (e aziende) improduttivi a quelli sani, aumenterebbe la produttività complessiva del sistema.  E se il lavoratore rifiuta la proposta di lavoro che scaturisce dal servizio di outplacement...Sono d’accordo con Renzi quando propone di subordinare l’assegno universale all’accettazione dell’opportunità di lavoro.

- Renzi pone l'obiettivo di istituire un'agenzia unica federale. E' una soluzione o i centri per l'impiego hanno bisogno di una riforma più organica?
In Italia ci troviamo di fronte ad un paradosso: le (poche) politiche attive vengono gestite dalle Regioni. Le (molte) politiche passive vengono gestite dall’Inps. La legge Fornero ha previsto un tavolo nazionale di coordinamento che tuttavia non è mai stato reso operativo. I centri per l’impiego italiani inoltre dipendono dalle Province (slegati quindi da chi eroga le politiche passive). Risultato: non vi è alcun coordinamento tra le une e le altre.  Un’Agenzia Unica Federale è certamente una buona idea ma solo se va nell’ottica di un più efficace coordinamento delle politiche del lavoro, attive e passive; questo permetterebbe per esempio di gestire al meglio attraverso un unico soggetto il principio di condizionalità. Pago l’operatore se ottiene il risultato: il placement.

- I centri per l'impiego non funzionano. E' un fatto. Qual è la principale fonte di inefficienza? E perché invece le società private funzionano meglio?
È tutta una questione di obiettivi. Che “costringono” a costruire le competenze per ottenere i risultati attesi. I CPI non nascono per fare placement: ecco tutto. E oggi non sono attrezzati per agire velocemente e bene su tutte le fasi necessarie alla collocazione professionale. La mia proposta è che, come spero accada per la Youth Guarantee, accoglienza e profiling vengano affidati ai centri per l’impiego, magari coadiuvati da un portale online che permetta una fruizione dei servizi su scala nazionale, in modo da evitare di dover investire in una moltiplicazione degli sportelli su tutto il territorio. Se, invece, si ravvisasse la necessità di un presidio fisico ancor più esteso, allora la soluzione potrebbe essere quella di affiancare ai centri per l’impiego un numero selezionato di sportelli gestiti da operatori privati che, in questo modo, assumerebbero a tutti gli effetti una funzionalità pubblica.

Non c'è il rischio di sbilanciare il sistema a favore dei privati?
È certo che i soggetti in questione dovrebbero essere debitamente selezionati e accreditati (e riconoscibili magari attraverso una sorta di “bollino blu”) e monitorati attentamente attraverso l’applicazione di regole chiare.  Realizzata questa importantissima fase preliminare, diventerebbe possibile dare inizio alla parte più cospicua e delicata del lavoro da svolgere: la presa in carico e lo sviluppo dei percorsi riservati alle singole persone.  In questa fase il criterio di giudizio circa l’efficacia delle azioni svolte non può che essere il risultato ottenuto. Nello svolgimento di questo compito cruciale, i soggetti certamente più preparati sono, oggi, le Agenzie per il Lavoro: d’altra parte chiunque sia in grado di effettuare i servizi necessari  deve poter partecipare alla realizzazione delle politiche attive di collocazione/ri-collocazione, sempre che accetti di sottoporsi alla verifica del risultato finale: il placement.

- Nel jobs act non c'è alcun cenno ai lavoratori autonomi...
Se è per questo non si parla nemmeno del servizio di outplacement…. È poco più di una bozza, che ha il merito di far discutere…. Vedremo più avanti, quando emergeranno meglio sia il perimetro che il “come” si intende procedere.

- In attesa che il nuovo ministro, Giuliano Poletti, faccia le sue prime mosse, qual è il suo giudizio su quello uscente?
Si tratta di persone validissime, che dispongono di grande professionalità: il problema semmai sono le politiche del lavoro effettivamente attuabili. L’ex ministro Giovannini ha operato in un Governo che ha fatto davvero poco, forse anche per problematiche oggettive. Dal nuovo ministro ci attendiamo certamente maggior dinamismo: speriamo che sia capace di affrontare il tema molto rapidamente e con una visione organica e concreta, meglio se nella direzione che emerge dalle risposte che le ho dato sinora…

Tags:
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