Guerra, dallo shock energetico al repricing dei tassi: nuovi equilibri tra BCE, Fed e dollaro
Lo scoppio della guerra tra Stati Uniti ed Iran ha portato al centro dell’attenzione degli investitori, le tensioni sui mercati energetici, e come quest’anno stanno modificando in modo significativo le aspettative di politica monetaria. In Europa, il mercato è passato rapidamente da prezzare un atteggiamento marginalmente espansivo da parte della Banca Centrale Europea, a un’impostazione restrittiva con circa +75 punti base entro la fine del 2026. Ciò ha portato con sé un incremento del valore sui tassi e sulla parte breve e intermedia della curva.
Negli Stati Uniti, anche la Federal Reserve ha visto un repricing importante: i diversi tagli attesi fino a poche settimane fa sono stati in gran parte messi da parte, lasciando spazio a un atteggiamento più attendista. In questo contesto, i livelli attuali dei tassi iniziano a offrire un punto di ingresso interessante, soprattutto nel caso in cui prendesse forma uno scenario in cui ad uno shock lato offerta facesse seguito un rallentamento economico.
Altro tema sotto la lente da tempo ormai è quello del biglietto verde. Dopo una fase prolungata di debolezza, il dollaro ha recentemente invertito la rotta, tornando a riacquistare il proprio classico ruolo di bene rifugio. Si tratta tuttavia di un rafforzamento che potremmo legare più a ragioni tattiche che strutturali. Ciò perché i fattori che avevano guidato la debolezza del biglietto verde nel corso dell’ultimo anno, tra cui l’incertezza legata alla politica economica statunitense, restano infatti presenti. Cosa significa? Significa che, una volta attenuate le tensioni di carattere geopolitico, gli elementi strutturali potrebbero tornare a esercitare pressione al ribasso sulla valuta americana.
In Europa, il tema degli spread sovrani è tornato centrale, con un recente movimento di allargamento – gli spread di fatto erano prossimi ai minimi della fase precedente alla grande crisi finanziaria – che riflette in particolare la maggiore esposizione dell’area alle tensioni sul mercato dell’energia. Per quanto riguarda l’Italia, nello specifico, un’ulteriore considerazione: il BTP si è confermato uno degli strumenti più facili da shortare in fasi di stress. Tuttavia non mancano le possibili conseguenze positive perché proprio questa volatilità sta creando opportunità tattiche. Uno dei punti fondamentali resta il trade-off tra shock temporanei e impatti strutturali: se le tensioni dovessero tradursi in dislocazioni più profonde (trasporti, supply chain), le implicazioni macro potrebbero diventare più significative.

