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Guerra in Iran, 4 mila aziende italiane con ricchissimi soci in Medio Oriente. Ma se gli emiri tirassero il freno a mano per il petrolio…

Il conflitto può bloccare i flussi, ma i fondi sovrani restano solidi e potrebbero diversificare

Guerra in Iran, 4 mila aziende italiane con ricchissimi soci in Medio Oriente. Ma se gli emiri tirassero il freno a mano per il petrolio…
Al Thani

Trump continua a cambiare idea sul conflitto in corso in Medio Oriente, l’ultima sparata riguarda la possibilità che gli Usa mettano fine alla guerra, nonostante il perdurante blocco dello stretto di Hormuz, questione che il tycoon affiderebbe alla Nato, agli europei nello specifico. Ma il caos scoppiato in Iran rischia di avere ripercussioni anche sulle aziende italiane, soprattutto quelle che hanno soci in Medio Oriente. I numeri relativi a questo particolare business sono significativi. Sono circa 4mila le imprese italiane che nel capitale hanno soci residenti in 12 Paesi del Golfo Persico e del Medio Oriente. Si tratta – riporta Il Sole 24 Ore – in particolare di 3.839 società, per un totale di 415 milioni di euro di partecipazioni societarie. La fotografia, aggiornata al 31 dicembre scorso, è stata scattata da InfoCamere, che ha incrociato i dati del Registro delle Imprese per misurare il peso di quest’area nel tessuto produttivo nazionale. C’è chi si è chiesto se, a causa del conflitto in corso, gli Stati del Golfo potrebbero rivedere investimenti all’estero e impegni futuri.

La compagnia petrolifera statale Qatar Energy ha già dichiarato lo stato di forza maggiore sui contratti di fornitura di gas naturale liquefatto con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. E nei prossimi mesi potranno essere invocate clausole dello stesso tipo anche su altri contratti esistenti, per sospendere o rinviare forniture senza incorrere in penali. Si tratta di risorse che avrebbero finanziato acquisizioni nel mondo e che, a causa della guerra in tutto il Medio Oriente, rischiano di essere riassegnate alla stabilizzazione domestica e alla protezione delle infrastrutture. In sintesi, il conflitto potrebbe frenare i flussi, ma i fondi sovrani restano solidi e diversificando aggirerebbero i problemi. Ma sul medio-lungo termine è difficile fare previsioni, difficile pensare che non ci siano ripercussioni per le aziende italiane in caso di mancata tregua e blocco prolungato di Hormuz.