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Guerra in Iran, rincari alla pompa ma effetti più contenuti su luce e gas

Il conflitto fa oscillare petrolio e gas e spinge i prezzi alla pompa, ma contratti a prezzo fisso, decreto energia e rinnovabili limitano l’impatto su luce e gas

Guerra in Iran, rincari alla pompa ma effetti più contenuti su luce e gas

Energia e geopolitica: la guerra in Iran spinge i carburanti ma frena l’effetto bollette

Scoppio della guerra in Iran, rialzo dei prezzi di petrolio e gas e rincari alla pompa di benzina. Questa la situazione di fatto. Il passaggio successivo, che in molti temono, è quello di rialzi sostenuti anche per le bollette di luce e gas. Quest’ultimo effetto però è tutto da verificare perché rispetto al passato lo scenario energetico globale è mutato e si è registrato un cambio epocale nelle abitudini di molti clienti domestici e imprese. Parliamo di consumatori emancipati che, così come non sono corsi a svuotare gli scaffali dei supermercati per paura delle conseguenze della guerra, si sono cautelati per tempo con contratti e offerte per luce e gas che mettono al riparo dalle brusche fluttuazioni dei prezzi delle materie prime.

Ripercorrendo il filo di quanto è accaduto, petrolio e gas hanno registrato oscillazioni significative nei primissimi giorni successivi all’attacco in Iran spinti dall’incertezza geopolitica e dal timore di interruzioni delle forniture provenienti dal Golfo Persico, una delle principali aree di produzione mondiale. Tuttavia (fortunatamente) non sono mai stati neppure sfiorati i picchi registrati in occasione della guerra in Ucraina. Nel 2022 il prezzo del greggio salì rapidamente a oltre 120 dollari nelle prime settimane dell’invasione russa mentre il gas raggiunse il picco storico nell’agosto 2022: le quotazioni superarono i 300 euro per megawattora durante i momenti di massima tensione per le forniture russe.

In occasione della guerra in Iran i mercati invece per ora stanno scommettendo su una durata breve del conflitto: le quotazioni del petrolio si mantengono intorno ai 90 dollari al barile mentre il prezzo del gas naturale europeo, che non è mai salito oltre i 60 euro, è sceso bruscamente nella giornata di ieri dopo che il presidente Trump ha ribadito che la guerra finirà molto presto.

Secondo una stima di Facile.it, dopo i cali di ieri del prezzo del gas (-19,49% a 45,45 euro al megawattora) sono cambiate le previsioni sulle bollette italiane. L’aggravio che gli italiani rischiano di dover sostenere nei prossimi 12 mesi per l’aumento del prezzo delle materie prime causato dal conflitto in Iran sarà di 235 euro per la bolletta del gas (erano 304 euro nella rilevazione del 9 marzo) e 77 euro per quella dell’elettricità (erano 98 euro).

Diverso lo scenario per gli idrocarburi. Il prezzo del carburante alla pompa continua a salire con un aggravio su base annua che, secondo le stime di Facile.it, arriva a 92 euro per la benzina e 167 euro per il diesel. Nel dettaglio, secondo gli analisti del comparatore di tariffe, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell’energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani spenderanno 2.740 euro tra luce e gas, vale a dire il 13% in più rispetto ai 2.427 euro previsti prima che scoppiasse il conflitto. Continua invece a salire il prezzo del carburante alla pompa; confrontando i valori con quelli pre-conflitto (23 febbraio) si scopre che il prezzo della benzina in modalità self è aumentato dell’1% dopo pochi giorni dall’attacco (2 marzo) per poi salire fino al +4% il 4 marzo e arrivare, il 10 marzo, al +8%. Su base annua, considerando una percorrenza di 10.000 Km, la differenza sul costo del pieno di un’automobile rispetto al 23 febbraio era di appena 8 euro il 2 marzo, è salita a 41 euro il 4 marzo ed è arrivata a 92 euro il 10 marzo.

La regione mediorientale rimane un nodo strategico per il commercio mondiale di energia: circa un quinto del petrolio globale passa dallo Stretto di Hormuz, e qualsiasi interruzione delle rotte marittime è facile che si traduca in un aumento dei prezzi dei carburanti. Diverso il discorso per le bollette di luce e gas. La situazione attuale dimostra che, nonostante l’impennata delle quotazioni, il costo dell’elettricità per famiglie e imprese non sta registrando rincari. “I prezzi dell’elettricità sono in gran parte determinati da contratti di fornitura e meccanismi di regolazione che attenuano gli shock immediati”, osserva un’analista del settore energetico europeo.

In sostanza, gli aumenti delle materie prime possono impiegare settimane o mesi prima di riflettersi effettivamente sulle bollette. Va poi considerato che la percentuale di famiglie e imprese che ha scelto contratti di fornitura a prezzo bloccato per 12-24 mesi è alta e sta crescendo col tempo. In aggiunta, le imprese hanno altri meccanismi per mettersi al riparo dalle fluttuazioni dei prezzi dalle materie prime (autocomsumo, PPA, fornitori specializzati, sistemi di accumulo, comunità energetiche).

Un grosso aiuto alle famiglie e alle pmi è invece arrivato dal decreto energia (attualmente all’esame del Parlamento) che ha colpito negativamente i conti delle aziende energetiche. Infine, un ultimo fattore che sta limitando l’impatto della crisi attuale sulle bollette è la crescente presenza di fonti rinnovabili nel mix energetico europeo. Negli ultimi anni infatti è aumentato il peso di eolico e solare nella produzione di energia, riducendo la dipendenza diretta dal petrolio. Se le previsioni di una guerra breve saranno confermate, l’impatto sulle bollette potrà effettivamente essere contenuto.