Denis Dumont è stato di parola: l’imprenditore francese aveva anticipato l’intenzione di partecipare pro-quota (secondo quanto risulta dai dati Consob è socio al 5,784%) all’aumento di capitale del Credito Valtellinese e così avrebbe fatto, sottoscrivendo dunque nuove azioni del Creval per circa 40 milioni di euro, ossia il doppio di quanto inizialmente sborsato per recitare il ruolo di “socio forte” nell’istituto italiano.
Lionese di nascita, Dumont è residente in Svizzera e dispone di un patrimonio personale stimato in 400 milioni di euro. Dumont è considerato un “genio del food”, avendo fondato nel 1992 la catena di supermercati del fresco Grand Frais che tratta ortofrutta, carne, pesce, gastronomia internazionale, latte e formaggi e fattura circa un 1,6 di euro l’anno con 185 punti vendita (ma la crescita continua al ritmo di circa una ventina di aperture l’anno) per lo più concentrati in Francia, ma con alcune presenze anche in Italia, Germania e Belgio.
Dumont nel marzo dello scorso anno ha ceduto la maggioranza della holding Prosol, a cui Grand Frais fa capo, al colosso del private equity franco-americano Ardian (62 miliardi di dollari in attivo con 130 aziende non quotate in portafoglio), rimanendo tuttavia come socio di minoranza e potendo così dedicare più tempo alla strategia di sviluppo, ma anche alla gestione del proprio patrimonio personale.
La scelta di puntare sul Creval pare dettata dalle stesse prospettive che sono piaciute ai grandi fondi internazionali, che dovrebbero aver sottoscritto non meno dell’80% dell’aumento e che potrebbero nei prossimi giorni comprare in borsa anche gli ultimi diritti inoptati (“soffiando” l’affare ad Algebris, che con Fortress e Dorotheum aveva sottoscritto garanzie di prima allocazione) per arrotondare ulteriormente le proprie quote: una banca ripulita dal peso dei crediti non performanti (nei prossimi mesi si procederà a cedere 2,2 miliardi di euro lordi di crediti deteriorati, di cui 1,6 miliardi attraverso una cartolarizzazione con garanzia pubblica) in attesa di andare “sposa” a qualche concorrente.
Quale? I nomi che circolano da tempo sono gli stessi: Banco Bpm, Bper Banca (con entrambi già qualche anno fa il Creval era sembrato sul punto di costituire una “grande popolare del Nord”, ma poi il progetto non ebbe seguito), forse anche Mps e Banca Carige. Sarà un caso, ma oggi a Piazza Affari proprio l’istituto ligure (+4,5%), che ha già attirato l’attenzione di alcuni finanzieri come Raffaele Mincione, tiene testa al rialzo del Creval (+4,7%), con le rispettive capitalizzazioni che si riavvicinano a 500 e a 1.200 milioni di euro.
L’ipotetica integrazione dei due istituti potrebbe dare origine a un gruppo da quasi 1,8-2 miliardi di euro di capitalizzazione, per due terzi controllato dagli azionisti di Creval e per un terzo o poco più da quelli della banca ligure. Se così fosse, sulla base delle attuali partecipazioni, Malacalza resterebbe il primo socio con poco più di un 6% del capitale del nuovo istituto, mentre Dumont si ritroverebbe alle sue spalle con quasi il 4%, più di Gabriele Volpi (con circa il 2,6%-2,7%) e Raffaele Mincione (con circa l’1,7%).
“Avere un partner di riferimento è importante” aveva dichiarato Dumont al momenton dell’ingresso di Ardian in Prosol, in quanto garantisce “risorse aggiuntive per continuare lo sviluppo dell’azienda nei prossimi anni”: se l’imprenditore transalpino applicherà lo stesso metro di giudizio con Creval, ci si può attender una posizione favorevole a una futura aggregazione. Aggregazione che ovviamente sarà possibile solo dopo l’azione di “derisking” e il parallelo taglio dei costi. Prima di allora difficile che qualcuno si faccia vivo.

