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Economia
In ansia Amazon, Google, Fb e... Ue, l'agenda economica di Ursula


Angela Merkel può essere soddisfatta: il suo ex ministro tedesco, Ursula Von der Leyen succede a Jean-Claude Junker alla guida della Commissione europea. Da sempre considerata un “falco” del rigore, la Von der Leyen per riuscire ad ottenere il consenso necessario ad essere eletta ha ammorbidito i toni nelle ultime ore, promettendo pubblicamente un approccio alle regole di bilancio europeo “più flessibile” e che tenga maggior conto delle specificità di ogni stato membro.

L’opposto di quanto finora da lei stessa predicato, insomma, cosa che lascia aperta la strada per una definitiva messa in soffitta della politica di “austerità fiscale” tanto cara alla Germania, anche se sembra difficile pensare che ciò potrà accadere in parallelo ad una politica monetaria che tornasse a farsi più rilassata, come promesso da Mario Draghi in caso di necessità e come sembra pronta ad attuare Christine Lagarde.

Per il momento gongolano i cinque stelle, perché la Von der Leyen ha promesso di favorire l’introduzione di un salario minimo in ogni paese membro dell’Ue (in sei di loro, tra cui l’Italia, ancora non è previsto), anche se ovviamente non sarà un salario minimo unico per tutta Europa. Promesse anche norme a favore della creazione di posti di lavoro in paesi ad elevata disoccupazione. E visto che col 9,9% di fine maggio l’Italia resta ben al di sopra del 6,3% medio europeo, il “bel paese” potrebbe beneficiarne.

Quanto all’unione bancaria, la Von der Leyen promette che si batterà per il suo completamento, cosa che la obbligherà a trovare il modo di superare il veto tedesco che ha finora congelato ogni passo in avanti in attesa che i picchi di sofferenze bancarie rientrassero (e ci siamo quasi, anche in Italia) e che il nesso “banco-sovrano” (ossia la concentrazione di rischio sovrano nazionale nei bilanci delle banche, che in Italia resta elevata) venga ridotto.

Considerando la “moral suasion” della Banca centrale europea sulle banche europee, italiane comprese, su tali temi, Ursula dovrebbe poter contare sul valido aiuto della Lagarde per archiviare definitivamente la pratica, il che significa peraltro ulteriori cessioni di crediti più o meno marci (dopo gli Npl, le “sofferenze” vere e proprie, ormai in buona misura smantellati, da mesi anche in Italia si è del resto passati a cessioni di pacchetti di Utp, ossia inadempienze probabili) cosa che potrà favorire chi di mestiere gestisce o ristruttura tali asset, imponendo però un’ulteriore peso in termini di requisiti patrimoniali e redditività sulle spalle delle banche.

Una volta terminata la pulizia di bilancio e ridotto il peso dei titoli di stato nei bilanci delle banche (italiane in primis), anche la Germania non avrà più nulla da ridire e potrà essere varato il “terzo pilastro” dell’unione bancaria, ossia lo schema europeo di assicurazione dei depositi. Che da una parte rafforzerebbe la stabilità del sistema, dall’altra ne aumenterebbe inevitabilmente la complessità regolamentare, ponendo la necessità di arrivare a definire un’unica autorità n grado di gestire in modo unitario le diverse fasi di vita (nascita, sviluppo, crisi, morte) di una banca, così come in America fa, sia pure in modo non esclusivo, la Federal deposit insurance corporation.

Quanto all’ambito fiscale il nuovo presidente della Commissione Ue oltre a promettere l’eliminazione del diritto di veto a vantaggio del più flessibile voto a maggioranza qualificata, apre all’ipotesi di una revisione dei trattati europei e promette di mettere nel mirino le multinazionali digitali a cui intende far pagare tasse senza più sconti. Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google sono avvisate.

Resta poi il capitolo investimenti: qui la Von der Leyen sembra voler scommettere sul recupero del gap accumulato dal vecchio continente in materia di nuove tecnologie, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale (sul quale, peraltro, da mesi si scontrano senza esclusione di colpi Stati Uniti e Cina), della blockchain, del 5G e del calcolo quantistico, promettendo entro i primi 100 giorni del suo mandato di sviluppare un approccio europeo alle implicazioni etiche e umane di tali tecnologie e maggiori investimenti.

A quanto ammonteranno le risorse disponibili per il tentativo non è ancora dato sapere, ma è interessante notare che la Von del Leyen mira non a ritrovare una generica “leadership tecnologica” che ormai appare impossibile, quanto a difendere una “sovranità tecnologica in alcune aree cruciali”. Un concetto, quello delle “nicchie difendibli” che è stato di recente evocato anche dal venture capitalist Alberto Forchielli parlando del settore dell’auto.

 

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