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Iran, Coldiretti: “Tregua e riapertura dello stretto di Hormuz una boccata d’ossigeno. Ma l’Ue si prepari a salvare l’economia”

Bene la tregua in Iran, ma serve una strategia europea immediata e strutturale di difesa dei settori produttivi e dei cittadini consumatori, con risorse e strumenti a protezione degli asset strategici a partire dall’agricoltura e dalla produzione di cibo, insieme a energia e difesa. L’appello di Coldiretti

Iran, Coldiretti: “Tregua e riapertura dello stretto di Hormuz una boccata d’ossigeno. Ma l’Ue si prepari a salvare l’economia”

L’accordo tra Stati Uniti e Iran per una pausa di due settimane dal conflitto e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz rappresentano una buona notizia per le popolazioni colpite e una boccata d’ossigeno importante perl’economia globale e per il sistema agroalimentare, duramente colpito dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Una finestra di stabilità che contribuisce ad allentare temporaneamente le tensioni su energia, logistica e trasporti, con effetti positivi anche per le imprese agricole.

Ma proprio questa tregua deve spingere l’Europa ad agire subito per non farsi trovare impreparata nel caso di una nuova escalation. Siamo davanti a uno scenario instabile che rischia di trascinare l’economia in un vero e proprio “pantano”. Per questo serve una strategia europea immediata e strutturale di difesa dei settori produttivi e dei cittadini consumatori, con risorse e strumenti a protezione degli asset strategici a partire dall’agricoltura e dalla produzione di cibo, insieme a energia e difesa.

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“Ci sono tutti gli elementi per mettere in crisi l’intera economia europea e in particolare la produzione di cibo nel nostro Paese – dichiara il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – La riapertura dello Stretto di Hormuz è una notizia positiva che offre un sollievo immediato, ma non può illuderci. Tra tensioni geopolitiche, aumento incontrollato dei costi e fragilità nelle catene di approvvigionamento, il sistema agroalimentare resta sotto una pressione senza precedenti. Se non si interviene subito anche sul capitolo energetico, il rischio è quello di bloccare non solo l’agricoltura, ma l’intero sistema produttivo, dai trasporti alla mobilità. Servono misure concrete e immediate per contenere i costi dell’energia e garantire continuità alle imprese. Il rischio è che interi Paesi possano deflagrare per la mancanza di una visione strategica europea”.

“Ho trovato vibranti le parole del Papa, l’unico leader mondiale capace di parlare di pace. Difendere il settore primario oggi significa difendere l’economia nazionale e la tenuta sociale dell’Italia – sottolinea il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – Questa tregua dimostra quanto il sistema sia esposto a shock esterni e quanto sia urgente costruire una vera politica europea di sicurezza alimentare. L’Europa continua invece a dimostrare una pericolosa distanza dalla realtà, incapace di comprendere che il cibo non è una merce qualsiasi, ma un bene strategico su cui si fondano sicurezza, salute e stabilità sociale. Da Bruxelles arrivano risposte lente e spesso scollegate dalle esigenze dei territori. Il cibo è un diritto, non un prodotto su cui fare esperimenti ideologici o operazioni di mercato. Senza agricoltura non c’è sovranità, senza sovranità non c’è futuro. È il momento che l’Europa costruisca un vero piano di difesa del cibo e del sistema agroalimentare, mettendo al centro chi produce e garantisce ogni giorno la sicurezza alimentare dei cittadini”.

La crisi energetica ha già causato un aumento dei costi esponenziale – ricorda Coldiretti – e questa fase di temporaneo allentamento delle tensioni deve essere utilizzata per mettere in campo un intervento strutturale a livello europeo, esattamente come avvenuto durante il periodo del Covid. È necessario dare un segnale forte rispetto a un atteggiamento che sino ad oggi ha visto la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen e parte dell’esecutivo comunitario scaricare sui singoli Stati il peso di una crisi che richiede invece una risposta unitaria, coordinata e lungimirante.

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