Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Iran, Confindustria lancia l’allarme: “Con la guerra rischio recessione”. Tagliate le stime di crescita del Pil per il 2026

Iran, Confindustria lancia l’allarme: “Con la guerra rischio recessione”. Tagliate le stime di crescita del Pil per il 2026

Con le previsioni di primavera, il centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita valutando l’impatto del conflitto in Iran

Iran, Confindustria lancia l’allarme: “Con la guerra rischio recessione”. Tagliate le stime di crescita del Pil per il 2026
Emanule Orsini

Confindustria taglia le stime di crescita: tutti i numeri

Con le previsioni di primavera, il centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita valutando l’impatto del conflitto in Iran. Tre scenari: nel peggiore, quello di una guerra che si protragga per tutto l’anno, 10 mesi, il Pil 2026 è visto “in recessione” a – 0,7%; con 4 mesi di guerra, fino a giugno, “è stimato in stagnazione”, crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo “sarà pari a +0,5%”. Ad autunno la stima degli economisti di viale dell’Astronomia era +0,7%. I tre scenari “non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”: per Confindustria “si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie”.

“Lo scenario economico internazionale era caratterizzato da grande incertezza già prima dello scoppio della guerra in Iran” dovuta “soprattutto ai dazi americani”: il conflitto in medio oriente “aggiunge incertezza e avrà altri impatti negativi per le economie”, avvertono gli economisti di viale dell’Astronomia presentando il rapporto di primavera delle previsioni economiche. L’ipotesi di base della previsione del centro studi per il 2026 e 2027 è che il conflitto in Iran (il “principale fattore destabilizzante”) non si protragga oltre il mese di marzo ma, considerando “l’elevato grado di volatilità” sono stati delineati anche due scenari alternativi. Pesano soprattutto il clima di incertezza e l’aumento dei prezzi dell’energia: i tre scenari ipotizzano che lo stretto di Hormuz rimanga sostanzialmente chiuso durante la guerra; che la capacità produttiva di petrolio e gas rimanga adeguata a sostenere l’offerta mondiale; che con la fine della guerra sia garantita la stabilità in Iran e in tutti i Paesi del Golfo Anche per il 2027, nello scenario peggiore, la crescita è vista in recessione con un Pil in calo dello 0,1%; con quattro mesi di guerra il prossimo anno “la crescita rimarrebbe molto modesta, +0,1%”; con uno stop al conflitto in Medio Oriente entro marzo, nel 2027 “l’economia italiana dovrebbe recuperare solo moderatamente, +0,6%”.

La crescita dell’Eurozona è vista “in frenata al +1,1% nel 2026” con “una ripresa al +1,3% nel 2027”, Petrolio e gas: il centro studi di Confindustria vede, se la guerra in Iran finisce, il Brent in media a 78 dollari nel 2026 (da 69 nel 2025) per poi scendere a 65 nel 2027; Il gas a 41 euro/mwh in media nel 2026 (da 36 nel 2025) per tornare verso i 30 euro in media nel 2027. (+12% il rincaro di gas e petrolio insieme nello scenario migliore, +60% con 4 mesi di guerra, +133% con 10 mesi di guerra) Le mosse della Bce: ancora nello scenario ‘base’, il CsC ipotizza un rialzo dei tassi di 0,25 entro dicembre, seguito da una fase di stabilità nel 2027; e avverte: “I rischi sono elevati: a seconda della durata del conflitto e l’impatto sui prezzi ma Bce potrebbe alzare ulteriormente i tassi”. (nell’ipotesi di 4 mesi di guerra è atteso un rialzo di un punto nel 2026, di 2 punti con 10 mesi di guerra) L’inflazione, con lo stop alla guerra entro marzo, “è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al 3%. In media si attesterà al +2,5% /dal +1,5% del 2025”; nel 2027 “è attesa rientrare lentamente”, in media è attesa al +2,2%. “Segnali di rallentamento” per la crescita dell’occupazione, per quest’anno il dato statistico delle unità di lavoro equivalenti al tempo pieno è atteso “quasi” stabile con un +0,3% medio annuo “per trascinamento”. Il deficit pubblico è visto in calo sotto il 3% del Pil, al 2,8% nel 2026 e al 2,7% nel 2027.

Orsini: “Urgenti misure incisive e forti per le imprese”

“Quello che chiediamo è di mettere a terra o di prepararsi a misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, le imprese anche europee”, indica il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, commentando le stime del centro studi di via dell’Astronomia che ha tagliato le stime di crescita valutando l’impatto della guerra in Iran. “Pensiamo a Eurobond, pensiamo a ciò che è stato fatto durante il Covid”, “ad un debito pubblico comune, ad avere un mercato unico europeo dell’energia”: bisogna “poter dare una risposta velocemente”. Servono “misure urgenti soprattutto a livello europeo”. “Oggi l’Europa deve fare presto. Abbiamo bisogno che l’Europa definisca le linee ma che non possiamo permetterci di metterci troppo tempo”.