Lo choc su petrolio, gas e Stretto di Hormuz pesa su famiglie e imprese, mentre l’Eurozona rallenta allo 0,8%
L’Ocse abbassa le stime sull’Italia e avverte che la guerra in Medio Oriente sta già cambiando il quadro economico internazionale. Nelle prospettive economiche intermedie presentate a Parigi, l’organizzazione prevede per il nostro Paese una crescita dello 0,4% nel 2026, due decimali in meno rispetto alle stime di dicembre, e dello 0,6% nel 2027. L’inflazione italiana, invece, è vista al 2,4% nel 2026, in rialzo dall’1,6% del 2025 e di 0,7 punti sopra le indicazioni precedenti. Sul fronte globale, il Pil mondiale è stimato al 2,9% nel 2026 e al 3% nel 2027, mentre l’Eurozona rallenta allo 0,8% quest’anno prima di risalire all’1,2% l’anno prossimo. Gli Stati Uniti sono attesi al 2% nel 2026 e all’1,7% nel 2027; la Cina al 4,4% e poi al 4,3%.
Il cuore del problema, per l’Ocse, è l’energia. Nel rapporto si legge che “Se persiste, il conflitto” in Medio Oriente “peserà sulla crescita mondiale e farà aumentare l’inflazione”. E ancora: “Il conflitto in corso in Medio Oriente ha costi umani ed economici per i Paesi direttamente coinvolti e metterà alla prova la resilienza dell’economia mondiale”. Il passaggio più delicato riguarda i flussi energetici: “La paralisi del trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz e la chiusura o il deteriorarsi delle infrastrutture energetiche” hanno provocato una fiammata dei prezzi, con effetti anche su fertilizzanti e altre materie prime. Per l’organizzazione “la portata e la durata del conflitto sono molto incerti ma un prolungato periodo di aumenti dei prezzi energetici avrà per effetto di accrescere notevolmente i costi per le imprese e l’inflazione (…), con conseguenze dannose per la crescita”.
L’Ocse sottolinea anche che, prima dell’escalation, “la crescita globale reggeva bene, con un’attività stimolata dal vigore degli investimenti e della produzione legati all’Intelligenza artificiale (IA), come anche da favorevoli condizioni finanziarie e di bilancio”. Quel motore non basta più a compensare del tutto il colpo arrivato dai prezzi dell’energia. Nel 2026 l’inflazione del G20 è ora attesa al 4%, 1,2 punti in più rispetto a quanto previsto in precedenza, con un rientro al 2,7% nel 2027 solo nell’ipotesi che le tensioni si attenuino e i prezzi energetici calino dalla metà dell’anno.
Poi un messaggio ai governi. Secondo l’organizzazione, “ogni misura pubblica per ammortizzare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici dovrebbe essere ben mirata su coloro che hanno più bisogno”. Agli Stati viene chiesto di “conservare gli incentivi” e “ridurre il consumo energetico”, evitando interventi troppo larghi e costosi. La linea di medio periodo è ancora più netta: bisogna “migliorare l’efficacia energetica al livello nazionale e ridurre la dipendenza rispetto ai combustibili fossili importati”, così da “consentire ai Paesi di ridurre la loro esposizione alle tensioni geopolitiche future”.

