Tassi della Bce fermi, ecco che cosa aspettarci nel 2026
La Banca centrale europea ha scelto la linea della cautela mantenendo i tassi fermi al 2%, in sintonia con le principali banche centrali globali. Decisione che arriva mentre l’escalation in Iran alimenta nuove tensioni sui mercati energetici e accresce l’incertezza sull’economia globale, lasciando le autorità monetarie ancorate alla speranza di un conflitto di breve durata. Ma il quadro si complica. Il rischio di uno choc energetico in grado di spingere in rialzo l’inflazione torna a preoccupare, e la presidente della Bce Christine Lagarde ha ribadito con fermezza l’obiettivo di riportare i prezzi al 2%.
Quali sono, dunque, le reali motivazioni dietro questa scelta? E come va interpretata la mossa della Bce in una fase così delicata? Per capirne di più, Affaritaliani ha interpellato Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia e Giuseppe Carteni, Partner di LEAD.
Secondo Sansone, “la decisione della Banca Centrale Europea di mantenere invariati i tassi non è tanto un segnale di prudenza quanto il riflesso di un contesto improvvisamente molto più incerto. Fino a poche settimane fa lo scenario era relativamente chiaro: inflazione in rientro verso il 2% e discussione aperta su quando iniziare a tagliare i tassi. Oggi, invece, il quadro è cambiato radicalmente”. Il motivo? “Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno spingendo i prezzi dell’energia al rialzo, con un duplice effetto: rischi di nuova inflazione da un lato e rallentamento della crescita dall’altro“, ha spiegato l’analista.
Carteni ha rimarcato che “il rischio inflattivo oggi è tutt’altro che teorico: Lagarde ha chiarito che il conflitto sta già generando pressioni al rialzo, soprattutto tramite energia e gas. Lo scenario base resta intorno al 2,6% nel 2026, ma in caso di choc prolungati si può salire fino al 3,5%-4,4%. Gli effetti sono in parte immediati (carburanti) e in parte progressivi, con trasmissione a prezzi e salari nei mesi successivi”.
Per Sansone, “la Bce ha scelto una pausa attiva: non intervenire subito, ma mantenere la massima flessibilità. Come ha ricordato la presidente Lagarde, l’istituto è pronto ad agire, ma solo sulla base dei dati, riunione per riunione”. Carteni è dell’idea che la decisione di lasciare i tassi invariati è il segnale di una “pausa condizionata non un allentamento. Come evidenziato da Christine Lagarde, il contesto è diventato molto più incerto, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita”.
Guardando avanti, Sansone ha sottolineato che “lo scenario è diventato più complesso. Il mercato ha rapidamente rivisto le aspettative: da possibili tagli si è passati a ipotizzare nuovi rialzi entro l’anno, soprattutto se lo choc energetico dovesse tradursi in un’inflazione più persistente”. Tuttavia, ha avvertito Sansone, “non si tratta di uno scenario scontato. Molti membri del Consiglio direttivo invitano a non reagire in modo eccessivo a un’inflazione alimentata dall’energia, che potrebbe rivelarsi temporanea”.
“In sintesi più che all’inizio di una nuova fase restrittiva, siamo di fronte a una fase di attesa strategica”, ha rimarcato l’analista. “La Bce ha oggi un margine di manovra maggiore rispetto al passato, ma si trova a navigare tra due rischi opposti: agire troppo presto e frenare l’economia, oppure intervenire troppo tardi e lasciare che l’inflazione si riaccenda. Per i prossimi mesi lo scenario più probabile è la stabilità dei tassi, con la possibilità di uno o due rialzi solo qualora lo choc energetico si trasformi in inflazione strutturale. In altre parole, la politica monetaria europea è entrata in una fase in cui le decisioni saranno sempre più reattive e meno prevedibili”, ha sottolineato Sansone. Carteni invece, guardando al futuro, vede più un “movimento speculativo”. “L’approccio resterà il classico della Bce, si naviga a vista”, ha aggiunto.
Infine, come è possibile proteggere il portafoglio in tempi così instabili? Per Carteni in fasi di elevata volatilità “forse vale la pena investire se si è disponibili ad attendere la normalizzazione del mercato. Dipende tutto dalla propensione al rischio, per i più prudenti diversificare e gestire il rischio per i più aggressivi salire sull’otto volante”, ha concluso l’analista.

