Economia
L'economia americana corre troppo. Così in Borsa scatta l'allarme tassi
Nuovi ottimi dati sull'occupazione a stelle e strisce
“JOBS, JOBS, JOBS!” Puntuale e inusualmente sintetico, arriva il tweet di Donald Trump a celebrare l’ennesimo dato positivo che va a incastonarsi nella corona brillante che sta illuminando il suo regno di crescita e prosperità.
Ebbene sì, gli Usa inanellano l’ennesimo dato economico positivo, ben oltre le più rosee aspettative della vigilia, la migliore era quella di Morgan Stanley che prevedeva addirittura 233.000 nuovi posti di lavoro. Frantumato anche quello, 263.000 segna il nuovo dato, siamo al livello di disoccupazione più basso dal 1969.
E meno male che i competenti e gli esperti ci avevano ammonito dicendo che Trump sarebbe stato uno sciagura. Persino un uomo di mondo come Alberto Forchielli, una mente sopraffina capace di uscire dai banali schemi, è rimasto spiazzato. Ricordo che in una puntata di Matrix, intervistato da Porro poco dopo l’incredibile elezione di Donald, il “mandarino bolognese” espresse tutti i suoi dubbi sul futuro operato del neo eletto, paventando un possibile crollo di Wall Street. Ma nemmeno per sogno. Se per crollo non intendiamo la leggere correzione del 2018, consumata tutta nel mese di dicembre e subito velocemente riassorbita riportando in poco tempo gli indici a contatto con nuovi record.
Dunque tutto bene, ricchi premi e cotillon? Non proprio, perché secondo gli strampalati (per taluni assurdi) ragionamenti del popolo di Wall Street, il troppo stroppia, dunque troppo bene è sinonimo di dispiacere.
Per capire queste contorsioni mentali, dobbiamo ritornare al dicembre 2018, proprio quello della leggera frattura subita dal toro, dove il braccio di ferro tra Trump che voleva tassi bassi e il governatore Fed Powell che i tassi li voleva (giustamente) alzare, ha portato tensione sulle borse. I mercati vogliono giocare e divertirsi, e se il denaro è gratis, il gioco diventa irresistibile, ed è per questo che le buone notizie, o meglio le notizie troppo positive, sono mal digerite, perché rovinano la festa del denaro gratuito.
Comportamenti viziati che Nouriel Roubini spesso critica, definendo l’attuale scenario economico mondiale come la “New Mediocre”, dove i mercati finanziari tendono a subire cicli maniaco depressivi, reagendo in maniera squilibrata agli shock che ciclicamente si verificano, accentuandone gli effetti.
Ed è anche per questo che la gente comune difficilmente comprende l’isterismo e l’euforia che spesso colpisce questo mondo, anche perché considera il mondo dei mercati come qualcosa di astratto, un altro pianeta qualcosa di fantastico. Infatti, la spiegazione più semplice di tutto quello che sta accadendo e dei movimenti futuri è in una fiaba, quella di “Riccioli d’oro” (in Usa Goldilocks) dove il massimo piacere si colloca nel mezzo: la minestra tiepida, la poltrona soffice, il letto né troppo lungo e né troppo corto. In medio stat virtus dicevano i latini, e così pensano anche a Wall Street, per ora, poi ad un certo punto la moda cambierà. Ora però la minestra gustosa deve essere per forza tiepida, e se l’economia Usa corre e va troppo forte, la minestra diventa bollente, scotta e non piace più.
Buone notizie dall’economia che si sommano alla buona stagione delle trimestrali vicina ormai alla sua conclusione, infatti anche in questo trimestre la big corporate Usa è riuscita a battere le stime degli analisti. In verità, tutte le volte che il mercato è impostato al rialzo, c’è un sofisticato stratagemma che gli analisti usano per stupire gli operatori di mercato: abbassano le previsioni poco prima della pubblicazione dei bilanci rasentando la crescita zero, per poi stupire alla pubblicazione con anche un minimo miglioramento. Non si spiegherebbe altrimenti quest’entusiasmo, visto che a Ottobre dell’anno scorso le previsioni si collocavano su rialzi degli utili in doppia cifra, quando invece, bene che vada, arriveremo a miglioramenti intorno al 5%.
Se poi a tutti questi artifizi, aggiungiamo, come voci insistenti fanno trapelare, l’agognato accordo sui dazi tra Cina e Usa, non si capisce quale altro impedimento potrebbe sorgere per far desistere Powell da un prossimo aumento dei tassi d’interesse. Altro che taglio! Una mossa inaspettata, atteggiamenti che Wall Street non gradisce, visto che fin da inizio anno era stato promesso che in termini di tassi d’interesse per il 2019 ci sarebbe stato un nulla di fatto.
Poco valgono le varie dichiarazioni, che liturgicamente i vari membri della Banca Centrale stanno ora esponendo per mitigare i mercati, da Evans (Fed di Chicago, ex falco ora Colomba) a Clarida, sono tutti prudenti affermando che la vittoria sull’inflazione non si può dire ancora vinta. Esce dal coro James Bullard (Fed di St. Louis) che avverte di un’inflazione Pce all’1,6%, un livello che lo rende un po’ nervoso. Ma tutti sono concordi che la Recessione non è più un pericolo.
I tassi dunque risaliranno, mettendo in pericolo l’orgia finanziaria e i rialzi di borsa?
Per fortuna, se correzione di Borsa, anche forte, dovesse arrivare, sarà anche questa volta di breve periodo, il motivo è nascosto nei dettagli dove tra le tante spine, ci sono molti e soffici petali di rose. In particolare sull’occupazione Usa che in apparenza sembra correre fortissima, si scorgono numeri che frenano ogni paura inflattiva: il tasso di partecipazione al lavoro è ancora molto basso, e i salari sono sempre molto contenuti, a dimostrazione che il lavoro resta un problema strutturale, sempre precario e sempre mal pagato anche nella ricca America.
Tutti numeri che la Fed conosce benissimo, e non sarà di certo lei a soffocare il bambino nella culla per poi essere colpevolizzata da Trump di essere la causa della prossima recessione.
Intanto la settimana a Piazza Affari si chiude con un modesto +0,25% per il Mib, mentre in Europa i segni positivi sono più robusti, ancor di più a Wall Street dove in questo momento il Nasdaq guadagna l’1,21% galleggiando su nuovi record.
A mettersi in luce è il titolo Fiat che nonostante il calo degli utili strappa con un +4,61%, il motivo è da ricercare nell’operazione Magneti Marelli (finanziariamente eccezionale, industrialmente pessima) dove FCA grazie al ricavato dalla vendita riuscirà ad offrire agli azionisti una cedola di €1,3, che ai prezzi attuali, in termini di rendimento è quasi del 10%. Probabilmente, come accaduto per Azimut, è una scommessa a rischio zero, o quasi.
@paninoelistino
