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L’Area Studi Mediobanca presenta un addendum al report sul sistema universitario italiano

I costi d’esercizio delle telematiche sono molto contenuti, pari al 22,5% di quelli delle statali e al 14,5% delle private tradizionali

L’Area Studi Mediobanca presenta un addendum al report sul sistema universitario italiano
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L’Area Studi Mediobanca presenta un addendum al report sul sistema universitario italiano pubblicato nel marzo 2024 che approfondisce i profili economico-finanziari delle università non statali italiane, con distinzione tra tradizionali e telematiche. I dati, che rielaborano quelli recentemente resi disponibili dall’Anvur, coprono il periodo 2019-2024 e sono presentati sia in forma aggregata che nominativa. L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com.

Le università telematiche: un ventesimo dei ricavi vale oltre il 20% dei profitti. I proventi operativi delle università italiane, comprensivi dei trasferimenti pubblici, hanno toccato nel 2024 i 19,5 miliardi, in crescita del 6,8% medio annuo dal 2019. Per l’85,2% sono relativi ad atenei statali (87,3% nel 2019), mentre il sistema non statale è rappresentato per il 9,7% (era 10,2% nel 2019) da quelli liberi o ‘privati’ e per il 5,1% (era 2,5%) da quelli telematici. La crescente incidenza di questi ultimi è conseguenza del pronunciato aumento dei loro proventi, pari al +23,6% medio annuo (contro il +6% circa degli altri atenei).

Nel 2024 gli utili aggregati del sistema universitario italiano si sono mantenuti al di sopra della soglia del miliardo di euro (1.088 milioni), crescendo dell’11,5% medio annuo dal 2019. Tale incremento deriva dal +7,1% delle università statali, dal +13,7% delle ‘private’ tradizionali e dal +38,2% delle telematiche. Queste ultime hanno chiuso il 2024 con utili pari a 234,9 milioni, il massimo dal 2019 e il doppio rispetto alle ‘private’ non statali tradizionali che hanno consuntivato 114,2 milioni. Nel 2019 i rapporti erano invertiti: 46,6 milioni di utili in capo alle telematiche e 60,1 milioni alle libere università.

Le variazioni più evidenti nella ripartizione tra istituti riguardano quindi i risultati economici. Se nel 2019 gli atenei statali rappresentavano l’83,1% degli utili del sistema, nel 2024 il loro peso si è ridotto al 67,9%. Tale flessione è stata in minima parte compensata dalla maggiore quota in capo alle libere università tradizionali (dal 9,5% del 2019 al 10,5% del 2024) e, per la grande maggioranza, dalla esplosione delle università a distanza, la cui incidenza è quasi triplicata dal 7,4% al 21,6%. Tali atenei, pertanto, pur generando un ventesimo dei proventi del sistema, ne rappresentano oltre il 20% in termini utili.