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Lockdown energetico, l’Italia si deve preparare al peggio? Dallo smart working ai razionamenti: che cosa potrebbe succedere

Dal rischio stop allo Stretto di Hormuz a smart working, razionamenti e limiti ai consumi: le misure allo studio per evitare il blackout

Lockdown energetico, l’Italia si deve preparare al peggio? Dallo smart working ai razionamenti: che cosa potrebbe succedere
Smart working

Il rischio di un lockdown energetico in Italia si fa sempre più concreto e, da ipotesi remota, inizia a trasformarsi in uno scenario operativo su cui il Governo sta già lavorando. Tutto ruota attorno alla crisi internazionale nell’area del Golfo Persico e alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di petrolio e gas. Se la situazione non dovesse sbloccarsi rapidamente, già nelle prossime settimane il sistema energetico nazionale potrebbe entrare in forte sofferenza. Le preoccupazioni riguardano soprattutto il gas: nonostante gli stoccaggi siano attualmente intorno al 44%, i flussi in ingresso rischiano di rallentare sensibilmente nel giro di poche settimane, mettendo sotto pressione l’intero sistema. In questo contesto, l’ipotesi di un lockdown energetico, pur non ancora ufficiale, viene considerata sempre meno remota anche a livello europeo, con l’invito a prepararsi a scenari critici e a possibili razionamenti dei consumi.

Il piano allo studio non prevede un blocco totale del Paese, ma una serie di interventi selettivi per ridurre i consumi. In prima linea c’è il ritorno massiccio allo smart working, soprattutto nella pubblica amministrazione e nelle grandi aziende, per abbattere i consumi legati agli spostamenti e alla gestione degli uffici. Parallelamente si valuta anche il ripristino della didattica a distanza, così da limitare l’utilizzo degli edifici scolastici, tra i più energivori. Sul fronte della mobilità, potrebbe tornare una misura già sperimentata come le targhe alterne nelle grandi città, mentre si ragiona su limiti più stringenti all’uso dei condizionatori e sulla riduzione dei consumi negli edifici pubblici e privati. Non si escludono inoltre interventi sull’illuminazione pubblica e privata e incentivi a comportamenti più sostenibili.

Ma il vero nodo riguarda il sistema produttivo. In caso di emergenza, le industrie non essenziali potrebbero subire rallentamenti o sospensioni temporanee, in modo da preservare l’energia per i settori strategici come sanità, trasporti e servizi essenziali. Questo tipo di misure segnerebbe una differenza sostanziale rispetto al lockdown pandemico: non sarebbero le persone a fermarsi, ma i consumi e parte delle attività economiche.

Uno scenario che trova precedenti storici nella crisi energetica degli anni Settanta, quando anche in Italia furono introdotti limiti alla circolazione, riduzioni dell’illuminazione e restrizioni al riscaldamento. Oggi però il contesto è più complesso: la domanda energetica è molto più elevata e l’economia più interconnessa, rendendo eventuali razionamenti ancora più delicati da gestire. Molto dipenderà dall’evoluzione geopolitica. Se i flussi energetici dovessero stabilizzarsi, il piano potrebbe restare sulla carta. In caso contrario, l’Italia,come altri Paesi europei, potrebbe trovarsi a fronteggiare una vera emergenza energetica, in cui il contenimento dei consumi diventerebbe una priorità nazionale.

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