Noci: “Il contributo dell’uomo sarà sempre meno esecutivo e sempre più di conoscenza”
Il Professor Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, è stato nominato membro del Comitato per il monitoraggio dell’impatto sul mercato del lavoro dell’intelligenza artificiale, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito dell’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.
Il Comitato avrà il compito di analizzare le trasformazioni generate dall’AI nei diversi settori produttivi e contribuire alla definizione di indirizzi strategici per accompagnare l’evoluzione del lavoro in Italia.
Affaritaliani ha intervistato il professor Noci sul ruolo del Comitato, sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e sul peso che l’AI potrà avere nell’incontro odierno tra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping.
Professore, lei entra nel Comitato per il monitoraggio dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, istituito presso il Ministero del Lavoro. Che cos’è concretamente questo organismo e quale sarà il suo compito?
L’obiettivo è quello di cercare di capire come l’intelligenza artificiale sia un’innovazione epistemica, non semplicemente una tecnologia. È un cambiamento dei meccanismi di funzionamento delle imprese e dei sistemi. Quindi, di fatto, è come se l’intelligenza artificiale introducesse una nuova ontologia dei meccanismi di creazione del valore.
In questa nuova ontologia, è evidente che si riconfigurano meccanismi di coordinamento tra unità organizzative e cambia qualità e quantità del lavoro delle persone. Diventa importante capire, come prima cosa, quali sono i principali elementi di cambiamento che saranno necessari nelle imprese del Made in Italy. E quindi dal punto di vista delle competenze, dei compiti, dei meccanismi di coordinamento.
A valle di questa analisi, bisogna cercare di capire come contribuire a rendere questo cambiamento più gestibile dal sistema delle imprese. Le faccio l’esempio della catena di montaggio: quando è arrivata, è stata un’innovazione inclusiva, nel senso che, semplificando il lavoro, faceva sì che anche le persone che provenivano dalle campagne avessero la possibilità di lavorare nell’industria.
L’intelligenza artificiale non è un’innovazione inclusiva, è un cambiamento che tende a escludere persone non adeguatamente preparate. Quindi il rischio è che si creino degli emarginati cognitivi e che si crei un divario tra chi può lavorare e chi non può lavorare. Da qui la necessità assoluta di fare delle riflessioni di natura sistemica e, conseguentemente, di introdurre delle policy che aiutino il sistema manifatturiero italiano a evolvere.
Quando si parla di intelligenza artificiale applicata al lavoro, da dove bisogna partire: dal rischio di perdere posti o dalla possibilità di crearne nuovi?
Il tema non è se l’intelligenza artificiale farà perdere posti di lavoro. La storia ci dice che nessuna grande innovazione tecnologica ha mai distrutto posti di lavoro. Ne ha sempre creati. Bisogna capire, però, come accompagnare il sistema preesistente al cambiamento. La sfida è come nobilitare il contributo dell’uomo in un sistema che sarà integrato con l’intelligenza artificiale.
Quali saranno i settori che verranno trasformati più in fretta dall’intelligenza artificiale?
Non esiste il settore che non sarà trasformato profondamente dall’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale cambierà il modo di produrre le cose. L’intelligenza artificiale cambierà i sistemi di formazione, gli educativi. Cambierà il mondo del commercio. Cambierà il mondo dei trasporti. L’intelligenza artificiale trasformerà tutto. Perché diventa un sistema che trasforma dati in azioni, decisioni, analisi che possono fare uomini e macchine.
Quindi passiamo dal semaforo al robot antropomorfo contestuale che farà da vigile, che si adatterà al cambio del traffico. Passiamo dal quotidiano, da un meccanismo di organizzazione dell’informazione statico e predefinito, a meccanismi di distribuzione dell’informazione basati sulla conoscenza che l’IA ha della singola persona.
Guardando al lavoratore medio, cosa bisogna imparare nei prossimi anni per non restare indietro? Basta saper usare gli strumenti di AI o serve un salto più profondo sulle competenze?
Il principio è uno solo: il contributo dell’uomo sarà sempre meno un contributo esecutivo, cinestesico, ma sarà un contributo di conoscenza. Quindi il tema di fondo è che nelle differenti forme si alza la conoscenza richiesta all’uomo. Per certi versi l’intelligenza artificiale indurrà una sublimazione dell’essere umano, che darà il suo contributo meno come persona di fatica e più come persona che produce conoscenza utile che non è in grado di essere prodotta dall’intelligenza artificiale.
Il tema di fondo è competenze, competenze, competenze.
Chiudiamo sull’attualità internazionale: Trump e Xi Jinping si incontrano a Pechino mentre la sfida tra Stati Uniti e Cina su AI, tecnologia e chip è sempre più accesa. Che cosa si aspetta da questo confronto: passi avanti, punti di contatto o nuova tensione?
Il tema dell’intelligenza artificiale sarà centrale. Da ciò che emergerà capiremo non solo la qualità dell’incontro tra i due leader, ma anche la direzione del nostro futuro. L’auspicio è che i due leader trovino un accordo per definire l’inizio di un governo globale dell’intelligenza artificiale. Così come durante la Guerra fredda l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti trovarono un’intesa sulla non proliferazione nucleare.
Serve definire alcuni principi di fondo non negoziabili per governare l’intelligenza artificiale. È una tecnologia talmente trasformativa che, senza una gestione adeguata, può creare conseguenze enormi a livello globale.

