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Intervista a Luca Marani: meno hype, più prodotto

Luca Marani: Mi piace l’innovazione, ma soprattutto mi piace quando diventa concreta

Intervista a Luca Marani: meno hype, più prodotto
Luca Marani

Dal personaggio al builder: Luca Marani racconta la svolta verso un’innovazione concreta, fatta di metodo, prodotti utili e risultati misurabili

C’è un momento, nella vita di chi lavora online, in cui capisci che l’attenzione non basta. Che puoi anche diventare bravissimo a comunicare, ma se non hai un impianto solido dietro, resti intrappolato nel rumore. Luca Marani oggi racconta una fase diversa: più ‘builder’, meno personaggio. Più innovazione utile, meno spettacolo.

“Luca, partiamo semplice. Chi sei oggi?”

Un imprenditore con un profilo tecnico-creativo. Mi piace l’innovazione, ma soprattutto mi piace quando diventa concreta.
Ho sempre ragionato da costruttore: guardo un sistema e mi chiedo come funziona, dove si inceppa, come si semplifica, come lo rendi utile a chi lo usa e sostenibile per chi lo gestisce
“.

“Quando dici builder, cosa intendi davvero? Non è una parola un po’ abusata?”

Lo è, infatti. Per me builder significa una cosa precisa: non mi interessa vendere promesse, mi interessa costruire valore.
Vuol dire visione, sì, ma soprattutto operatività: test, iterazioni, misurazione. Io voglio che quello che comunico sia adottabile, non solo ‘bello da sentire’
“.

“Oggi di cosa ti occupi, concretamente?”

Marketing e comunicazione per startup e progetti tecnologici. Il mio focus è posizionamento, narrazione e conversione, ma senza snaturare il prodotto. Lavoro su messaggi chiave, tono, struttura del go-to-market, landing, funnel, script, contenuti educational, materiali sales e partnership. E soprattutto su un punto: rendere comprensibile la complessità senza banalizzarla“.

“Quindi il centro non è ‘fare contenuti’, ma far passare un prodotto nel mercato?”

Esatto. Io mi ossessiono su una domanda: perché qualcuno dovrebbe adottare questa cosa? Perché dovrebbe cambiare abitudini? Che frizione gli stai togliendo? Se non rispondi bene, puoi anche fare un marketing spettacolare, ma stai solo spingendo aria“.

“Cosa ti interessa comunicare, da qui in avanti?”

Innovazione utile, non spettacolo. Semplificazione. Credibilità. Impatto. Mi interessa che le persone associno il mio lavoro a metodo e risultati misurabili, non a narrazioni aggressive orientate al denaro“.

“E invece cosa ti sei lasciato alle spalle, come scelta di posizionamento?”

Non voglio più essere associato a e-commerce raccontato come scorciatoia, a “rendite facili”, a dinamiche da segreto o trucco. Sono contenuti che attirano, sì, ma spesso attirano nel modo sbagliato. Oggi scelgo una traiettoria più solida: costruire valore reale, non vendere opportunità“.

“Hai citato spesso la parola credibilità. Come la costruisci?”

Con standard chiari. Con meno promesse e più metodo. Con trasparenza nei contenuti e nelle collaborazioni. E soprattutto con un’identità coerente nel tempo“. (Nota editoriale: nel 2025 l’AGCM ha chiuso l’istruttoria che riguardava Luca Marani con l’accoglimento di impegni, in un contesto più ampio di attenzione regolatoria all’influencer marketing. AGCOM ha pubblicato un parere collegato al procedimento PS12814.)

“Ti chiedo del metodo. Da dove parti quando lavori su un prodotto tech?”

Parto dal problema reale. C’è un framework che mi piace perché è pragmatico: Jobs to Be Done. L’idea è che le persone non comprano un prodotto, lo “assumono” per fare un lavoro nella loro vita o nel loro business.
Se capisci quel lavoro, capisci messaggi, target, obiezioni, casi d’uso. E costruisci una comunicazione che non suona come marketing, ma come utilità
“.

“E sul posizionamento? È una delle parole più abusate del settore.”

Posizionamento per me è chiarezza strategica. Non è “storytelling”. È definire per chi sei, in che categoria giochi, quali alternative sostituisci, qual è il valore differenziante e quali prove porti. Mi ritrovo molto nell’approccio di April Dunford perché è concreto, ti obbliga a togliere ambiguità“.

“Conversione e credibilità spesso vengono viste come opposte. Come le fai convivere?”

La conversione non è una forzatura, è una conseguenza della comprensione. Se il posizionamento è chiaro e il prodotto risolve un problema vero, la conversione diventa struttura: landing pulite, funnel coerenti, ads che non promettono l’impossibile, script che non recitano. Il punto è che non puoi usare la comunicazione per coprire un prodotto debole. La comunicazione deve amplificare un valore reale“.

“C’è un’altra parola che hai usato: impatto. Cosa intendi?”

Impatto significa outcomes. Non mi interessa aggiungere “movimento” (feature, post, campagne) se non misuro progresso.
Mi piace l’idea che lavorare per outcomes sia difficile, perché richiede disciplina, non solo creatività. È un cambio di modello mentale: definisci il risultato, lo misuri, e fai iterazione
“.

“Se dovessi riassumere la tua nuova identità in tre righe?”

Tecnologia che risolve problemi veri, non tecnologia da vetrina; Comunicazione che semplifica senza mentire; Metodo e risultati misurabili, non promesse“.

“Ultima domanda: cosa può aspettarsi chi ti segue da oggi?”

Un patto semplice. Niente scorciatoie. Niente hype tossico. Niente “segreti”.
Parlerò di prodotto, di posizionamento, di go-to-market, di casi d’uso, di metriche. Voglio essere riconosciuto per la capacità di trasformare innovazione e comunicazione in adozione. Se vuoi, lo rendo ancora più “editoriale” (meno botta e risposta e più narrazione giornalistica), oppure preparo una versione pronta per pubblicazione online con H1/H2 SEO e una meta description coerente con il posizionamento “builder, product marketing, startup tech
”.