Intesa Sanpaolo, ricerca 2026 sul collezionismo: mercato dell’arte più selettivo, cresce l’interesse per qualità e beni rifugio
Il mercato dell’arte cambia volto e diventa sempre più selettivo, attento alla qualità e meno incline alla speculazione. È quanto emerge dalla quarta edizione della ricerca “Collezionisti e valore dell’arte in Italia – 2026”, presentata a Milano da Intesa Sanpaolo Private Banking insieme alla Direzione Arte, Cultura e Beni Storici e al Research Department del gruppo. Pubblicato da Allemandi, lo studio rappresenta ormai un osservatorio consolidato sul collezionismo italiano e internazionale, offrendo una lettura approfondita di un settore in cui valore economico, culturale e patrimoniale si intrecciano sempre più strettamente.
Negli ultimi anni il mercato ha attraversato una trasformazione strutturale, accelerata da tensioni geopolitiche, inflazione e nuove dinamiche finanziarie. Nel 2025 il fatturato globale è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, segnando una ripresa, seppur ancora inferiore ai livelli del 2023. A cambiare è soprattutto il comportamento dei collezionisti, sempre più orientati verso opere storicizzate, rare e di qualità museale, considerate beni rifugio in un contesto incerto.
A trainare il mercato sono stati infatti i segmenti dell’arte moderna e impressionista, insieme agli Old Masters, mentre si è registrato un netto ridimensionamento per l’ultracontemporaneo e il contemporaneo. In parallelo, il crollo del settore NFT, che ha perso il 90% del proprio valore negli ultimi cinque anni, conferma il passaggio da una fase speculativa a una maggiore centralità del valore culturale.
Sul fronte italiano, la ricerca restituisce l’immagine di un collezionismo maturo e consapevole, costruito nel tempo attraverso studio, selezione e continuità. Le collezioni risultano strutturate e orientate in prevalenza verso artisti contemporanei, con una forte presenza di autori italiani. Non si tratta più di acquisti occasionali, ma di scelte che rispondono a una visione culturale precisa e a una strategia patrimoniale di lungo periodo. Anche la capacità di spesa si conferma significativa: una quota rilevante di collezionisti ha effettuato acquisti di alto valore, in alcuni casi superiori al milione di euro. Tuttavia, il report sottolinea come il valore di una collezione non sia solo economico, ma anche simbolico e identitario, legato alla costruzione di un patrimonio da trasmettere nel tempo.
Tra le tendenze emergenti, spicca l’allargamento del perimetro collezionistico. Accanto alle opere d’arte, cresce l’interesse per oggetti di design, gioielli, libri, antiquariato, ma anche per asset meno tradizionali come vino, auto d’epoca o memorabilia sportiva. Il collezionismo si configura così come un universo sempre più trasversale, in cui estetica, memoria e narrazione si fondono. Il tema della diversità resta centrale, con una presenza ancora limitata ma in crescita di artiste donne e di artisti non occidentali nelle collezioni. Un segnale di apertura che riflette un cambiamento culturale più ampio e destinato a incidere sul mercato nei prossimi anni.
Un altro nodo cruciale riguarda il passaggio generazionale e la gestione del patrimonio privato. Le collezioni, spesso custodite in dimore storiche, diventano strumenti di trasmissione di valore e identità, ma anche oggetto di scelte complesse tra continuità e trasformazione. In questo contesto si inserisce il ruolo di Intesa Sanpaolo, che attraverso le proprie collezioni e le Gallerie d’Italia promuove un modello in cui cultura, impresa e responsabilità sociale si integrano. Il servizio di Art Advisory del gruppo affianca inoltre i clienti nella gestione e valorizzazione delle raccolte, con un approccio che combina competenze artistiche e patrimoniali.

