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“Nell’e-commerce, chi ti insegna lo ha davvero fatto?”: cosa dice Gabriele Sartori

Sartori: “All’inizio pensavo anch’io che fosse più semplice di quello che è. Poi ho capito che per farlo bene ci vuole lo stesso impegno che ci vuole per costruire qualsiasi altra cosa seria”

“Nell’e-commerce, chi ti insegna lo ha davvero fatto?”: cosa dice Gabriele Sartori

e-commerce: l’esperienza di Gabriele Sartori, giovane imprenditore digitale

Immagina di voler imparare a cucinare. Preferiresti imparare da qualcuno che cucina ogni giorno, che ha lavorato in una cucina vera, che sa cosa vuol dire gestire un servizio completo in una serata affollata, oppure da qualcuno che ha letto tutti i libri di cucina che esistono e ti spiega le ricette con grande sicurezza, ma non ha mai cucinato per nessuno nella sua vita?“, parla Gabriele Sartori, imprenditore digitale che racconta il suo punto di vista. “Nel mondo dell’e-commerce, ogni giorno, migliaia di persone scelgono inconsapevolmente la seconda opzione. Seguono chi sa spiegare bene, chi ha una bella presenza online, chi promette risultati chiari e un metodo facile da seguire. Ma raramente si fermano a chiedersi: questa persona ha davvero costruito quello che mi sta insegnando a costruire?” dice.

La biografia di Sartori

Gabriele Sartori, 24 anni, ha costruito un’azienda nel settore e-commerce. “Oggi conta circa trenta dipendenti. Ho iniziato come iniziano in tanti, dall’inizio, e ha costruito passo dopo passo qualcosa che oggi esiste, funziona e cresce“, racconta (di lui parlano fonti come Forbes e Repubblica). “All’inizio pensavo anch’io che fosse più semplice di quello che è. Poi ho capito che per farlo bene ci vuole lo stesso impegno che ci vuole per costruire qualsiasi altra cosa seria. Non è un problema, anzi. Significa che chi lo fa davvero ha qualcosa di reale tra le mani, non solo una buona storia da raccontare“. Ed è su questo punto che insiste: “Imparare facendo, con la tua azienda, ti dà una consapevolezza che non trovi da nessuna altra parte. Ogni errore ti insegna qualcosa di concreto, e quella conoscenza rimane“, conclude.