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I dirigenti pubblici alla Madia: “Non conosci la PA”

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

“Il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia (nella foto sopra con il commissaro per la spending review Carlo Cottarelli) non conosce i numeri e la realtà della Pubblica Amministrazione“. Stefano Biasoli, segretario generale della Confedir (la più importante confederazione dei dirigenti pubblici) intervistato da Affari, attacca così il governo Renzi alla vigilia dell’incontro dei sindacati con il ministro Madia per discutere dei provvedimenti sulla PA. Sulla staffetta generazionale, Biasoli dice che è impossibile da applicare perché “la PA è fortemente disomogenea. Ci sono più livelli dirigenziali“. E la critica in ottica di spending review: “Pensare che sia vantaggiosa per i conti dello Stato è pura follia“. Ecco perché.

L’INTERVISTA 

Il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia propone la staffetta generazionale nel pubblico impiego per svecchiare il corpo dei dipendenti e per generare dei risparmi di spesa. Come valuta il provvedimento?
“Sono perplesso e quando incontrerò la Madia esprimerò questa perplessità che non è soltanto mia, ma di tutta la dirigenza della PA. Perplessità che non sono motivate da un atteggiamento aprioristico di contrarietà ad ogni progetto di riforma dell’apparato statale, ma legate all’approccio del governo al tema”.

E cioé?
“Il governo Renzi e la Madia sembrano basare i propri annunci su fatti piuttosto istintivi invece di farlo su dati oggettivi”.

A cosa si riferisce?
“L’impressione è che il ministro Madia non abbia ben chiaro i contorni del carrozzone che è stata chiamata a guidare e, quindi, ciò che in realtà bisognerebbe fare. Qualche problema c’è se da un lato il commissario alla spending review Carlo Cottarelli dice che bisogna tagliare 85 mila dirigenti pubblici e dall’altro la Madia propone di rottamare tre vecchi dirigenti per un nuovo ragazzotto che conosce il computer”.

Può spiegare?
“Se la Madia, ancora, parla di ruolo unico della dirigenza, evidentemente qualche problema c’è: il problema di fondo è di tipo conoscitivo”.

Cosa intende?
“Oggi la PA è articolata su otto aree più una serie di enti legati all’art. 70 del decreto 165/01 del 2001 e più la carriera diplomatica e quella dei magistrati. Stiamo parlando di 11 realtà all’interno delle quali le figure dirigenziali sono articolate in maniera diversa e disomogenea. Difficili, quindi, da ricondurre ad un unicum come vorrebbe invece il ministro. Tant’è che oggi nella PA si può parlare di ruolo unico solo in due aree”.

Quali?
“Quelle della scuola e della sanità. In tutte le altre, non c’è un ruolo unico perché i dirigenti sono articolati in due fasce”.

Quindi mi sta dicendo che la staffetta generazionale proposta dal ministro Madia non è applicabile perché la PA non è uniforme…
“Esatto. C’è, poi, un altro fattore. Come ha ben espresso la Ragioneria Generale dello Stato, pensare che la manovra della Madia sia vantaggiosa per i conti dello Stato è una follia”.

Pochi risparmi per le casse dello Stato?
“Certo, la manovra costringe in primis a prepensionare della gente che altrimente farebbe la fine degli esodati. Secondo, ai fuoriusciti dovrebbe esser pagata una pensione e una liquidazione che, dati i livelli retributivi, sarebbero molto alte. Il tutto, per far entrare della gente che sicuramente costerà di meno, ma non tantissimo”.

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Organizzata così, quindi, la spending review avrebbe impatti modesti…
“Proprio così. Avrebbe vantaggi finanziari molto lievi e creerebbe notevoli problemi organizzativi. Le dico di più”.

Prego…
“Saremmo favorevoli allo scivolo pensionistico, precluso prima dalla riforma Fornero, per gli alti dirigenti da affiancare ai nuovi entranti da formare, anche per portare avanti il turn-over. Il problema della PA non è quello di avere addetti che sanno adoperare il computer, ma di conoscere e rispettare delle procedure che non si imparano dalla sera alla mattina. Il ministro Madia non conosce i numeri e la realtà della PA o, quantomeno, i suoi collaboratori non glieli hanno messi sotto gli occhi. E’ un dato di fatto. C’è, poi, un secondo aspetto”.

Quale?
“Si può anche teoricamente essere favorevoli a un ruolo unico, purchè sia chiaro a cosa si sta facendo riferimento quando si parla di ruolo unico. Vuol dire un unico elenco nazionale dei dirigenti della PA articolati per aree? O, ancora, un unico elenco con determinato punteggio da adoperare poi nei diversi concorsi a livello regionale, comunale, nelle Asl, ecc…? Oppure, viceversa, vuol dire anche che questo elenco debba essere subarticolato per Regione? Non sono questioni di lana caprina”.

Capisco le sue obiezioni, ma sono anni che il turn-over nella PA è bloccato. C’è un problema di svecchiamento dei quadri da non eludere…
“Sì, ma c’è anche un problema di regole. Se il decreto Brunetta stabiliva che i dirigenti che andavano in pensione venivano sostituiti in un rapporto da 1 a 10 e i non-dirigenti in un rapporto di 2 a 10, questo non è un problema di relazioni industriali, ma di regole, ulteriormente complicate poi dalla riforma Fornero che ha dilazionato ancora la pensione. Facendo riferimento alla sanità, lei crede che i medici di 60 anni facciano volentieri la guardia di notte come facevano quando ne avevano 25? Forse preferirebbero fare qualcosa d’altro. Il problema di fondo è sempre l’armonia delle regole. Il legislatore deve anche dire cosa intende far fare ai lavoratori più anziani. Vuole gonfiare i costi pensionistici o impiegare queste forze nella formazione e nell’affiancamento dei lavoratori più giovani?”. 

Per il momento, il ministro Madia vorrebbe prepensionarli…
“Sì, ma con le regole del sistema contributivo, in cui la quota maggiore di pensione nasce dalla media degli stipendi degli ultimi 10 anni, il governo rischia di rovinare la restante vita pensionistica dei dirigenti che verranno rottamati con un taglio dell’assegno previdenziale. Renzi e la Madia dimostrano di non conoscere le carte”.