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Pasqua, allarme Confartigianato: rincari fino al 17% su cacao e cioccolato, bollette in salita e 16mila lavoratori introvabili

Confartigianato accende i riflettori su 76mila imprese del settore alimentare: pesano rincari, bollette e carenza di personale specializzato

Pasqua, allarme Confartigianato: rincari fino al 17% su cacao e cioccolato, bollette in salita e 16mila lavoratori introvabili

Panettieri, pasticceri e gelatai sempre più difficili da trovare: l’Emilia-Romagna guida la classifica regionale

Sulle tavole pasquali resta forte il richiamo della tradizione, ma per il mondo dell’artigianato alimentare il conto si fa più pesante. A fotografare il quadro è Confartigianato, che punta l’attenzione su 76mila imprese artigiane impegnate nella produzione e nella somministrazione delle specialità tipiche del periodo. A frenare il settore sono i rincari delle materie prime, l’impennata dei costi energetici e una carenza sempre più marcata di manodopera qualificata.

L’associazione mette nero su bianco il peso dei rialzi registrati nell’ultimo anno, in particolare per il comparto dolciario. Il cacao in polvere segna un aumento del 17%, il caffè del 12,9% e il cioccolato del 6,8%. Sul fronte dell’energia, tra febbraio e marzo l’indice del prezzo del gas è cresciuto del 48%, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è salito del 25,3%.

Confartigianato sintetizza così il quadro: “Sulle tavole pasquali trionfa la tradizione delle specialità alimentari prodotte e servite da 76mila imprese artigiane. Però, quest’anno, su produzione e consumi alimentari pasquali incombono i rincari di materie prime ed energia e la carenza di manodopera specializzata”.

Il nodo del lavoro è altrettanto pesante. “Le imprese – aggiunge – devono anche fare i conti con la carenza di pasticceri, gelatai, panettieri, pastai, conservieri artigianali: nel 2025, su 28.610 assunzioni previste, ben 16.010 (pari al 56%) sono risultate difficili da reperire. In particolare, le imprese italiane hanno cercato 14.520 panettieri e pastai artigianali, di cui 9.820, pari al 67,6%, sono stati di difficile reperimento. E su 14.090 pasticcieri, gelatai e conservieri artigianali ben 6.190, pari al 43,9%, sono stati difficili da assumere”.

La geografia del mismatch mostra una difficoltà diffusa in tutto il Paese. Per numero assoluto di lavoratori difficili da reperire, il dato peggiore arriva dall’Emilia-Romagna, con 2.140 posizioni scoperte, pari al 74,6% del fabbisogno regionale. Seguono Puglia con 1.840 posizioni e un’incidenza del 47,2%, Sicilia con 1.670 lavoratori difficili da assumere, pari al 53,4%, e Campania con 1.610 unità e una quota del 40,1%. In Lombardia le imprese segnalano difficoltà per 1.400 lavoratori (55,1%), nel Lazio per 1.150 con un tasso del 68,9%.

Subito dopo vengono Veneto con 980 lavoratori difficili da trovare (65,8%) e Toscana con 960 (55,2%). Nel Mezzogiorno spicca la Calabria con 730 posti scoperti (56,2%), seguita dall’Abruzzo, che pur fermandosi a 670 unità mostra un mismatch del 72%. Quasi identico il dato assoluto di Piemonte e Valle d’Aosta, con 660 lavoratori difficili da reperire, ma qui la quota sale al 78,6%, il valore più alto d’Italia. Completano il quadro Sardegna con 560 unità (65,1%), Liguria con 340 (47,9%), Marche con 320 (38,6%), Trentino-Alto Adige con 280 (60,9%), Umbria con 230 (65,7%), Basilicata con 230 (56,1%), Friuli-Venezia Giulia con 200 (66,7%) e Molise con 120 lavoratori difficili da assumere, pari al 42,9%.

A tirare le somme è il presidente di Confartigianato Alimentazione Cristiano Gaggion: “Nonostante le difficoltà – sottolinea il presidente di Confartigianato Alimentazione Cristiano Gaggion – il settore alimentare artigiano si conferma uno dei simboli della tradizione italiana, capace di coniugare qualità, identità territoriale e innovazione. Un patrimonio economico e culturale che, proprio nei momenti di maggiore consumo come la Pasqua, dimostra tutta la sua centralità, ma che richiede attenzione per affrontare le sfide legate ai costi e alla disponibilità di competenze”.

Il messaggio che arriva dal settore è netto: la domanda delle feste regge, ma tra materie prime, bollette e personale introvabile il costo della tradizione rischia di salire ancora.

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