Il nuovo corso della Ratti, azienda comasca storica del tessile e quotata, passata lo scorso anno sotto il controllo del presidente Antonio Favrin e della da lui controllata Marzotto, non piace agli ex proprietari, appunto i Ratti.

Lo testimonia il verbale dell’assemblea straordinaria dei soci svoltasi lo scorso 23 dicembre a Milano guidata dall’ormai ex amministratore delegato Sergio Tamborini (da poco sostituito da Rossella Ceruti) che aveva a tema il voto sulle modifiche degli articoli 12 e 17 dello statuto e alla quale hanno partecipato azionisti rappresentanti il 91,4% del capitale. Le modifiche riguardavano l’introduzione della facoltà per la società di designare un rappresentante cui i titolari di diritto di voto possano conferire delega di voto.
Il DDL Capitali emanato dal governo Meloni, infatti, ha reso permanente la possibilità per le società quotate di tenere assemblee “esclusivamente” tramite un rappresentante designato dalla società stessa, a condizione che lo statuto sociale lo preveda espressamente, superando la natura emergenziale introdotta dal “Cura Italia” e rendendo stabile la modalità di voto delegato e a distanza.
A favore hanno votato 19,2 milioni di azioni (pari al 70% del capitale) a fronte di 5,7 milioni di azioni contrarie, pari al 21%. Favorevoli, ovviamente, la Faber Five di Favrin (34,6% del capitale), la controllata Manifatture Lane Gaetano Marzotto (34,3%) e Tamborini (1,5%). Contrari la Dna 1929 dell’ex presidente Donatella Ratti (16,5%) tre fondi Pricos, Sofist srl (2%) e Luigi Turconi (1,7%).

