Ryanair ha chiuso l’esercizio marzo 2025-marzo 2026 con passeggeri in crescita del 4% a 208,4 milioni di unità. L’indice di riempimento si è mantenuto al 94%, mentre i ricavi sono cresciuti dell’11% a 15,54 miliardi di euro. Balza del 40% a 2,26 miliardi l’utile dopo le tasse. Ryanair ha accantonato 85 milioni di euro, pari al 33% della multa dell’Antitrust da 256 milioni dello scorso dicembre. Il gruppo ha fatto ricorso e i legali ritengono che verrà accolto, ribaltando così la decisione dell’Agenzia per la concorrenza. L’importo accantonato non viene calcolato nell’utile netto e nei costi operativi, cresciuti questi ultimi del 6% a 13,09 miliardi.
Sarà pagato il prossimo mese di settembre il dividendo di 19,5 centesimi. Se il combustibile rimarrà invariato agli attuali “livelli elevati” il gruppo irlandese stima un incremento dei costi operativi “intorno al 5%”. In ogni caso “la domanda rimane forte nonostante la minor visibilità sulle prenotazioni rispetto allo scorso anno”. I risultati finali, secondo Ryanair, saranno “pesantemente esposti agli sviluppi del quadro generale, incluso il conflitto mediorientale e quello tra Russia e Ucraina, che rischiano di generare problemi di fornitura dei carburanti, con rialzi dei prezzi prolungati sul 20% del cherosene non ricoperto“, Il gruppo spera di poter dare “indicazioni più previse” alla fine del 1/o trimestre il prossimo mese di luglio. Ryanair conferma la copertura sull’80% del costo del cherosene a 668 dollari per tonnellata fino all’aprile del 2027. Lo afferma l’amministratore delegato Michael O’ Leary commentando i risultati dell’intero esercizio 2025-2026.
“Le consegne di B737 ‘Gamechanger’ – prosegue il manager irlandese – sono state completate lo scorso 31 marzo, per un totale di 647 velivoli”. “Il conflitto in Medio Oriente – sottolinea – ha creato incertezza economica e ancora adesso non sappiamo quando riaprirà lo stretto di Hormuz”. “Nonostante questo – spiega – l’Europa rimane relativamente ben rifornita di cherosene, con volumi importanti in arrivo dall’Africa Occidente, dalle Americhe e dalla Norvegia”. “I prezzi spot globali sono comunque balzati a oltre 150 dollari al barile e ci aspettiamo che rimangano elevati rispetto ai livelli pre-conflitto per diversi mesi, ma la strategia conservativa di copertura deli prezzi metterà i margini del gruppo al riparo dalla volatilità dei mercati petro

