Gli italiani stanno cambiando le proprie abitudini, almeno per fare la spesa. Quello che emerge da una panoramica sui consumi realizzata da NielsenIq in occasione de Linkontro, appuntamento del largo consumo a Santa Margherita di Pula (Cagliari), è piuttosto anomalo. Nei primi quattro mesi del 2026, la spesa media delle famiglie in valore cresce in media del 2,6% rispetto all’anno precedente, la frequenza di acquisto del 7,6%. Ma non ci sono più i carrelli pieni con le scorte mensili, si preferisce andare più volte al supermercato e comprare meno cose ma più mirate.
Il 70% della crescita dei volumi nel largo consumo, nei primi quattro mesi del 2026, rispetto all’anno prima è spiegata da sole 20 categorie di prodotti, tra le quali spicca il kefir (+50%). Si tratta di una bevanda fermentata originaria del Caucaso, che si ottiene dall’azione di granuli (composti da batteri e lieviti) su latte vaccino, di capra o pecora. Ha una consistenza simile allo yogurt, un sapore acidulo e anche una leggera effervescenza. Una sostanza che è particolarmente ricca di probiotici, vitamine (gruppo B, A, K) e minerali (calcio, magnesio). E dopo il kefir, in questa speciale classifica, ci sono altri prodotti non proprio abituali per gli italiani. Si tratta della frutta esotica (+31%), semi (+29%), yogurt proteici (+26%) e specialità etniche (22%).

