Startup, Urso: "Più competitività e un nuovo regime per le imprese, ecco che cosa abbiamo chiesto all'Ue". L'evento al Senato - Affaritaliani.it

Economia

Ultimo aggiornamento: 18:15

Startup, Urso: "Più competitività e un nuovo regime per le imprese, ecco che cosa abbiamo chiesto all'Ue". L'evento al Senato

Affaritaliani presente al convegno, organizzato dal Sen. Maurizio Gasparri, per riflettere sui nuovi modelli di investimento e sulle nuove forme di impresa

di Chiara Feleppa

Al Senato un convegno su imprese e startup, il ministro d'Urso presenta il 28esimo regime europeo: ecco cos'è e che cosa prevede

"Start up e sviluppo economico. Nuovi motori della crescita": è questo il titolo del Convegno, su iniziativa del Senatore Maurizio Gasparri, che ha visto protagoniste, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede del Senato della Repubblica, rappresentanti del mondo industriale, politico ed economico. ''Le start up si devono intendere come una sintesi di tecnologia, creatività e nuova conoscenza. E' un mondo che va seguito e anche la politica dovrebbe essere un pò più coraggiosa. E' un mondo a cui va data fiducia, poi è chiaro che c'è una selezione del campo come tutte le cose", ha detto il capogruppo al Senato di Forza Italia. 

In apertura un videomessaggio di Alfredo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy. "Non si può più rinviare l'urgenza di creare un ambiente economico attrattivo, soprattutto per gli investitori che devono credere nella nostra Europa. La dimensione a cui guardare non è solo quella dell'ambito nazionale, ma necessariamente deve essere quella europea", ha detto Urso. Da questa esigenza nasce la creazione del 28esimo Regime europeo, che ha l'obiettivo di "disegnare un mercato più efficiente, capace di far emergere un campione paragonabile a quello di Cine e Stati Uniti, e di far crescere le start up affinché diventino imprese davvero competitive".

Poi, il Ministro ha ribadito l'impegno del Governo nel seguire la strada dell'innovazione, ascoltando le proposte di stakeholder, della comunità accademica e di coloro che operano nel sistema nazionale. "Abbiamo avviato interventi mirati a sostegno delle imprese innovative, capaci di attrarre capitali e di generare valore economico. Abbiamo cambiato il piano originario sul disegno di legge delle piccole e medie imprese, che sarà approvato nei prossimi giorni; creato un testo unico sulle startup, al fine di rafforzarne il sistema; introdotto un nuovo meccanismo per contrastare l'esodo di talenti, mettendo in campo politiche organiche che diano prospettive alle startup e traducano l'innovazione in crescita economica", ha spiegato Urso. "L'Europa e l'Italia hanno le energie per competere, ma dobbiamo costruire un percorso ancora più virtuoso in grado di attivarle", ha concluso.

 

Il modello americano

Tra gli ospiti Riccardo Piselli, Adjunct professor della Luiss, che ha ricordato come, alle origini, la start up - nata in contesto americano - era un'impresa ad altissima dotazione tecnologica, con un'ambizione di crescita rapidissima. "Abbiamo trapiantato le ambizioni americane in Italia dove, però, la situazione economica era ben diversa. Ci siamo trovati a implementare un modello che nasceva altrove, con molti anni di ritardo. Lo abbiamo fatto bene e abbiamo avuto poi i frutti, ma strutturalmente si partiva da contesti diversi", ha detto Piselli.

Se, infatti, la cultura statunitense si basa sulla cultura del rischio, in Italia a fare da guida è il settore bancario: "Gli Usa guardano alla crisi come a un'evoluzione, in maniera dinamica, mentre in Italia ci interroghiamo sul passaggio generazionale e l'impresa tende alla stabilità. Abbiamo cercato di portare in Italia la cultura del Venture capital e della start up, e sono state avviate varie iniziative volte a favorire l'impresa giovanile", ha spiegato. Poi, il docente ha ricordato il ruolo del Pnrr, che ha dato grande impulso alle imprese. "Il nostro Paese può puntare su un forte know how industriale di determinate filiere e sul capitale umano, che èerò tende a disperdersi e che noi dobbiamo trattenere", ha concluso. 

Il ruolo di Invitalia e di Cdp

Massimo Calzoni, Responsabile del Sistema Invitalia Startup, ha sottolineato il ruolo di Invitalia nel finanziamento di oltre 63.000 imprese, con oltre 16,7 miliardi di euro di investimenti attivati sul territorio nazionale e 4.100 nuove imprese, di cui il 40% attivate condotte da donne. Tra gli altri temi toccati nel suo intervento, Calzoni ha sottolineato l'urgenza di reagire alle nuove sfide poste dall'AI. 

 

A seguire Anna Lambiase, Presidente di Cdp Venture Capital, che ha presentato best case di società investite direttamente da Cdp, con impatti significativi sull'ecosistema italiano. "Le startup spingono il Paese in un futuro sempre più competitivo. In Cdp, stiamo lavorando su quattro priorità: riequilibrare domanda e offerta di capitali, attrarre capitali da investitori istituzionali e da Corporate, aumentare l'internazionalizzazione dell'ecosistema dell'innovazione, e puntare sui Campioni nazionali dell'innovazione", ha sottolineato Lambiase. 

Sono intervenuti, tra gli altri, Alessandra Bechi, Vicedirettrice Generale AIFI (Associazione Italiana del Private equity, Venture Capital e Private Debit); Iacopo Losso, Direttore generale EBAN (European Business Angels Network); Fausto Bianchi, Presidente Piccola Industria Confindustria. Ha coordinato i lavori Mauro Miccio, Studio legale Piselli&Partners.

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