LVMH studia la cessione di marchi non strategici: svolta per rafforzare i brand core e affrontare il rallentamento del lusso
Il gruppo LVMH, guidato da Bernard Arnault, starebbe considerando la cessione di alcuni marchi ritenuti non strategici all’interno del proprio ampio portafoglio, che conta oltre 70 maison. L’indiscrezione, riportata dal Financial Times, segnala un possibile cambio di passo nella strategia del colosso del lusso, orientato verso una maggiore focalizzazione.
Tra gli asset finiti sotto valutazione figurerebbero brand come Marc Jacobs, la quota detenuta in Fenty Beauty e il produttore vinicolo statunitense Joseph Phelps Vineyards. Si tratterebbe di una delle operazioni di revisione più significative nella storia recente del gruppo. Intanto, a Parigi, il titolo LVMH ha reagito positivamente alle indiscrezioni, registrando un rialzo nelle prime ore di contrattazione. Tuttavia, il bilancio da inizio anno resta negativo, con una perdita attorno al 30%, mentre su base annua il calo si avvicina al 9%.
Queste possibili dismissioni si inseriscono in un piano più ampio volto a snellire la struttura del gruppo, anche alla luce del rallentamento della domanda globale nel settore del lusso. L’obiettivo sarebbe quello di concentrare risorse e investimenti sui marchi più redditizi, riducendo l’esposizione su attività considerate meno centrali. Negli ultimi mesi, il gruppo ha già portato avanti diverse operazioni in questa direzione, tra cui la vendita del marchio Off-White, la cessione delle attività in Cina del retailer DFS e l’uscita dalla partecipazione nel brand di Stella McCartney.
Secondo quanto emerge, LVMH punterebbe ora a rafforzare ulteriormente i suoi pilastri principali, in particolare Louis Vuitton e Dior. Per quest’ultimo, il management ha evidenziato una presenza nei negozi ancora molto orientata al ready-to-wear, ma prevede un ampliamento dell’offerta nelle categorie chiave come pelletteria e calzature nei prossimi trimestri.
Andamento geografico e risultati
Dal punto di vista geografico, Dior ha mostrato performance più deboli in Giappone ed Europa, mentre i risultati sono stati più solidi nelle Americhe e in Asia. Nel complesso, il primo trimestre del 2026 si è chiuso con ricavi pari a 19,1 miliardi di euro: una crescita organica dell’1%, ma un calo del 6% nei dati riportati. A livello globale, gli Stati Uniti hanno registrato un buon inizio d’anno, mentre in Europa e Giappone la domanda interna ha parzialmente compensato la flessione del turismo. In Asia (escluso il Giappone) si è osservata una crescita sostenuta, confermando il miglioramento già emerso nella seconda metà del 2025. Più difficile invece la situazione in Medio Oriente, dove le tensioni geopolitiche di marzo hanno inciso negativamente sulla crescita, riducendola di circa un punto percentuale. Resta infine sotto osservazione il mercato cinese: dopo una contrazione del 3% nel quarto trimestre 2025, il primo trimestre del 2026 ha mostrato un leggero miglioramento, con ricavi in calo del 2% ma segnali di stabilizzazione, sostenuti anche dalla ripresa nelle Americhe.

