Il risiko bancario è all’orizzonte di Piazza Gae Aulenti, ma non subito. Mentre la regia del governo Draghi si fa più attiva con le nuove norme in arrivo sulla dote fiscale (deferred tax asset) per accelerare le nozze fra istituti di credito (e piazzare la zoppicante Mps), il nuovo amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel, da 20 giorni al timone della banca, sembra mettere nel breve l’accento su altre priorità. Certo, l’interesse a rilevare i piccoli concorrenti in Italia c’è, anche perché, oltre a rafforzare la performance commerciale della banca nel nostro Paese, Orcel è stato chiamato dagli azionisti anche per recuperare il forte gap con il campione nazionale Intesa-Sanpaolo azionando la leva del merger. Ma non nell’immediato, rispondendo alla scalata di Ca’ de Sass a Ubi.

“L’M&A, non è uno scopo in sè, ma lo vedo come un acceleratore e un potenziale fattore di miglioramento del nostro risultato strategico. Qualora sia nel migliore interesse dei nostri azionisti, abbiamo piena fiducia nella nostra capacità di eseguirlo”, ha chiarito infatti il banchiere ex Ubs interrogato in conference call post-trimestrale sul tema del risiko.
Ma, a differenza delle aspettative di molti osservatori e anche della politica che ha esteso infatti di sei mesi (fino al 30 giugno 2022) il termine per trasformare le perdite fiscali in crediti di imposte e incentivare così le fusioni societarie, Orcel ha fatto capire che l’opzione crescita per linee esterne verrà considerata all’interno di chiara strategia di lungo periodo di crescita organica, per accelerare il raggiungimento dei target o migliorarli.
Questo richiede prima vari step che si concluderanno con il varo del nuovo piano industriale (per il momento, per il 2021 sono stati confermate le guidance di Team23) che arriverà dopo l’estate e che sposta dunque più in là, verosimilmente verso la fine dell’anno, la prima finestra disponibile per un’acquisizione. Sia che si chiami Mps o BancoBpm. Finestra che lascerebbe poi spazio ai 5-6 mesi necessari di lavori preparatori prima dell’approvazione assembleare dell’operazione, in tempo per beneficiare dell’incentivo governativo.

Grazie a un annuncio chiaro, la cesura immediata è con la strategia del predecessore Jean Pierre Mustier. Orcel infatti ha spiegato di essere già al lavoro su un nuovo piano industriale “che determinerà la nostra strategia per i prossimi anni”.
”La mia ambizione attraverso questo piano è spostare UniCredit da una fase di significativa ristrutturazione e ridimensionamento, a una caratterizzata da una crescita disciplinata della redditività e da una creazione di capitale sana ed organica”, ha aggiunto criticando indirettamente anche l’azione di Mustier, in cui il perimetro societario si è ridotto intaccando anche la dinamica dei ricavi.
Il banchiere si è dato “100 giorni” per “conoscere i colleghi e i punti di forza e di debolezza dell’azienda, al fine di disegnare un nuovo piano strategico che presenteremo al mercato nella seconda metà di quest’anno“, ha spiegato. Oltre a lavorare sull’organizzazione della prima linea con nuovi innesti (pare, in particolare, sulla struttura del corporate&investment banking) e la valorizzazione di “alcuni talenti eccezionali che possono fare molto di più”, Orcel aprirà il concretamente i cantieri del nuovo piano a metà estate: il business plan si baserà su tre aspetti fondamentali.
(Segue: i tre aspetti fondamentali del piano industriale di Orcel)
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“In primo luogo – ha spiegato Orcel agli analisti, riprendendo alcuni aspetti anticipati nella lettera di saluto ai dipendenti – mettere i clienti al centro di tutto ciò che facciamo. I nostri clienti e le comunità di cui fanno parte sono il motivo per cui esistiamo e questo obiettivo è coerente con il nostro successo. In secondo luogo, metteremo la tecnologia al centro della nostra attività. La incorporeremo in tutti i nostri processi decisionali, processi mentali e in tutto ciò che facciamo, facendolo diventare parte del Dna di UniCredit. In terzo luogo, ridurremo la complessità“.

Voglio “responsabilizzare i colleghi all’interno di un chiaro quadro di controllo e rischio. Semplificheremo il modo in cui lavoriamo insieme, rafforzando le nostre tre linee di difesa e creando un’attività fiorente. Tuttavia, qualsiasi trasformazione di questo tipo in un’istituzione delle dimensioni di UniCredit richiederà tempo. Un processo disciplinato per affrontare questo problema è fondamentale. Sono determinato nel vederlo accadere il prima possibile, tale è il suo significato sia per il nostro successo che per la nostra cultura. Sebbene questi tre temi centrali guidino il nostro percorso strategico, ci sono molti altri argomenti che affronteremo nel nuovo piano”, ha aggiunto ancora.
Dal punto di vista del business, il banchiere ha sottolineato che le priorità ora saranno “rinvigorire il margine di interesse, rafforzare i ricavi e ottenere una forte generazione organica di capitale”. “Lo faremo con una rigorosa disciplina sui rischi – ha aggiunto – e per questo dobbiamo riconoscere che ci vorrà tempo”. In mezzo la leva dell’M&A per accelerare il raggiungimento/miglioramento dei target derivanti da crescita sostenibile della redditività. Le skill per l’execution ci sono. Parola del Cristiano Ronaldo dei banchieri.
@andreadeugeni
