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Economia
UniCredit, il dg Nicastro ad Affaritaliani: ecco perché quoteremo Fineco

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

"Nel solo 2013, Fineco, la banca leader nell'online del gruppo UniCredit, ha acquisito qualcosa come 80 mila nuovi clienti. E' uno dei numeri che dimostrano che Fineco è un'azienda bellissima il cui valore intrinseco, alle volte, diventa difficile comunicare al mercato nell'ambito di un grande istituto di credito come UniCredit". Lo spiega ad Affaritaliani.it Roberto Nicastro, direttore generale della banca guidata da Federico Ghizzoni, in un'intervista (a margine del congresso della Fabi a Roma) sul piano industriale della banca. "Siamo convinti che la quotazione possa consentire di far vedere molto meglio al mercato la performance eccellente di quest'azienda", ha aggiunto Nicastro che ha poi spiegato come verranno realizzati 1,2 miliardi di risparmi sui costi. E sulle svalutazioni...

Il piano industriale di UniCredit, nonostante i numeri del bilancio 2013, ha avuto un'accoglienza positiva a Piazza Affari. Ieri, con una chiusura di seduta del Ftse Mib in rosso, il titolo della banca ha continuato a guadagnare in controtendenza, dopo il +6,2% di martedì. Cos'è piaciuto agli investitori?
"Sostanzialmente due cose. Da una parte, l'aver raggiunto dei gradi di copertura sui crediti dubbi, fattore su cui il mercato oggi è molto attento, a livelli che sono estremamente elevati in qualsiasi standard europeo. Un punto di partenza che è piaciuto molto al mercato. Dall'altra, è un piano che guarda avanti, in cui abbiamo anche stanziato 4,5 miliardi di euro di investimenti per riuscire ad essere sempre più efficaci con i clienti sia retail sia corporate e in cui abbiamo adottato una fortissima attenzione ai costi. Contiamo di poter recuperare in maniera importante redditività con un intervento equilibrato su tutte le leve del conto economico".

Perché UniCredit ha proceduto a una forte svalutazione da 9,3 miliardi di euro degli avviamenti, operazione che ha riguardato soprattutto l'Italia?
"Beh, sostanzialmente gli avviamenti erano il frutto di fusioni passate. Di fatto, abbiamo costruito un nuovo piano industriale rispetto al quale i numeri di goodwill, anche relativamente allo scenario complessivo in cui lavoriamo oggi, non erano più giustificati e quindi era corretto andare a riflettere queste cifre di piano nell'ambito degli avviamenti".

nicastro
 

Ma perché la banca non l'ha fatto nel 2011 quand'è stata fatta la mega-pulizia di bilancio da 10,3 miliardi con il lancio dell'aumento di capitale?
"Allora facemmo un abbattimento importante degli avviamenti ed esistevano scenari che non erano negativi. Nel frattempo in Italia abbiamo avuto una perdita cumulata del Pil del 4%, perdita che allora non era attesa e questa, ovviamente, proiettata nel futuro richiede proiezioni di piano più prudenti che hanno giustificato l'attuale livello di svalutazione".

Quanto contate d'incassare dalla valorizzazione tramite Ipo di Fineco?
"Su questo non posso rispondere. Ci stiamo lavorando".

Cos'ha spinto UniCredit ad aprire il dossier Fineco?
"Fineco è un'azienda bellissima il cui valore, alle volte, diventa difficile comunicare nell'ambito di un grande gruppo come UniCredit. Nel senso che, essendo noi una banca presente in molti Paesi, nel dare i risultati si rischia di perdere o di passare troppo poco tempo nel far vedere al mercato il notevole valore intrinseco di una società com'è quello di Fineco. A questo punto, siamo convinti che la quotazione possa consentire di far vedere molto meglio al mercato la performance eccellente di quest'azienda che, giusto per dare un'idea, l'hanno scorso ha acquisito qualcosa come 80 mila nuovi clienti".

Il piano industriale prevede, entro il 2018, un forte taglio dei costi: 1,2 miliardi di euro. Come avverrà?
"Sarà un lavoro che faremo su tutte le voci di costo".

Quali, ad esempio?
"Una cosa importante, che non è stata più di tanto evidenziata quand'è stato illustrato il piano, è che lavoreremo sugli spazi immobiliari che abbiamo in tutti i Paesi in cui siamo presenti. In più, c'è un piano di riduzione degli organici della banca che contiamo di realizzare con la consueta responsabilità sociale che abbiamo usato in tutti i precedenti piani industriali". 

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