Emergenza prezzi negli USA, batosta per Trump: l’inflazione corre con il caro benzina
Gli USA si trovano a gestire le pesanti ricadute economiche del conflitto in Iran: nel mese di marzo, l’inflazione ha subito una brusca accelerazione, trainata dall’impennata dei costi energetici. È sufficiente osservare che un gallone di carburante standard ha raggiunto una media di 4,15 dollari, a fronte dei circa 3 dollari registrati alla vigilia delle ostilità. Questa escalation ha esercitato una forte pressione sull’amministrazione Trump, spingendo il Presidente — secondo diversi analisti — a intavolare trattative diplomatiche con Teheran, anche in vista dell’imminente appuntamento elettorale di metà mandato a novembre.
I numeri del carovita e la reazione dei mercati
Su base annua, l’indice dei prezzi al consumo è balzato al 3,3% a marzo, partendo dal 2,4% di febbraio, una cifra comunque coerente con le stime degli esperti. Nello specifico, i listini della benzina sono decollati del 21,2% in un solo mese: si tratta del rincaro mensile più drastico dal 1967, anno in cui il governo ha iniziato a diffondere tali rilevazioni. Al netto delle componenti più instabili come cibo ed energia, la componente ‘core’ — sorvegliato speciale della Fed nelle sue decisioni di politica monetaria — si è attestata al 2,6%, in lieve crescita rispetto al 2,5% del mese scorso. Piazza Affari e le altre borse internazionali, avendo già metabolizzato i dati, non hanno mostrato particolari scossoni.
Le incognite per il futuro e le mosse della Fed
Nonostante l’ottimismo della Casa Bianca, che definisce i disagi economici come passeggeri, gli osservatori restano cauti: con il transito navale nello Stretto di Hormuz ancora fortemente limitato, il timore è che il picco della crisi debba ancora manifestarsi. Durante il vertice di metà marzo, Jerome Powell ha chiarito che il conflitto minaccia di rallentare il rientro dell’inflazione verso il target del 2%, obiettivo mancato negli ultimi cinque anni a causa di choc consecutivi come la pandemia, la guerra in Ucraina e le politiche daziarie.
Le previsioni dei cittadini, rilevate dall’indice Michigan, indicano che le aspettative di inflazione per il prossimo anno sono salite al 4,8%. Ora i riflettori sono puntati sulla Federal Reserve: dai verbali emerge l’incertezza dei decisori su come bilanciare i tassi d’interesse di fronte a una guerra prolungata. Al momento, le chance di un allentamento monetario entro la fine del 2026 sono crollate al 30%, mentre iniziano a circolare ipotesi su un possibile nuovo giro di vite entro dicembre.

