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Economia
Vivendi rinuncia allo scontro sul Cda di Telecom Italia

Colpo di scena a metà nella saga Vivendi-Telecom Italia: all'odierna assemblea dei soci, chiesta da Vivendi per promuovere la sostituzione di cinque consiglieri d'amministrazione eletti lo scorso anno in quota Elliot e così "ribaltare il ribaltone", il gruppo francese decide di revocare la richiesta e dunque di ridare fiducia ad un Cda che il presidente di Tim, Fulvio Conti, definisce "a maggioranza indipendente". "Siamo tutti rappresentanti del mercato e delle esigenze di portare avanti il nostro lavoro" spiega Conti, secondo cui il Cda "non rappresenta un socio o l'altro".

"Questo Cda scade nel 2020 e porteremo avanti la missione di creare valore per l'azienda", rincara la dose Conti rispondendo ai soci in assemblea, mentre il Ceo di Tim, Luigi Gubitosi, secondo cui il 2019 chiuderà meglio di come è iniziato, il gesto di Vivendi è "coraggioso" e "va apprezzato". Ma perché Vivendi ha rinunciato a proseguire il confronto "muscolare" con Elliot (e il suo alleato, Cassa depositi e prestiti), cogliendo al volo l'opportunità offerta a inizio lavori assembleari proprio dall'auspicato, da Conti e Gubitosi, "ritorno alla normalità"?

Probabilmente perché uno stallo prolungato, come spesso accade in questi casi, non poteva che avere riflessi negativi non solo sulle quotazioni del titolo in borsa (ancora in calo di quasi un 30% rispetto a 12 mesi fa, anche se già in recupero di un 12% abbondante rispetto a 3 mesi or sono), quanto a livello operativo. Il che esponeva l'ex monopolista telefonico italiano a ulteriori rischi nel momento in cui è in discussione il futuro della rete d'accesso e mentre cresce la concorrenza di Iliad.

Lo stesso Conti ha infatti sottolineato: "Penso sia giunto il momento di abbassare i toni e di tornare a concentrarci sulle priorità di Tim: il suo successo industriale e commerciale". "Il nuovo corso di Tim è stato oggetto di contestazioni, polemiche e accuse che sicuramente rischiano di distrarre dalle priorità operative" ha rimarcato Conti, augurandosi "maggiore attenzione da parte di istituzioni, mondo politico e società civile" per il futuro di Tim, "un asset per il paese" il cui ruolo "il nuovo corso di Tim intende perseguire".

Di fatto la guerra di trincea in cui era rimasta invischiata Vivendi era qualcosa di molto diverso da un "blitz" che il finanziere bretone Vincent Bollore doveva avere immaginato quando iniziò la campagna d'Italia divenendo l'azionista di riferimento di Tim e rilevando una partecipazione di minoranza, ma molto cospicua, in Mediaset. Bloccato su entrambi i fronti, Bollore fa ora buon viso a cattivo gioco e non può che augurarsi che i colloqui avviati con Open Fiber per dare vita a una Netco che possa integrare le reti di Tim e Open Fiber e proporsi se non come "gestore unico" come soggetto in grado di sostenere adeguatamente lo sviluppo di un'infrastruttura strategica su cui si concentra da tempo anche l'attenzione del governo italiano.

Proprio la valorizzazione della rete fissa di Tim (e Open Fiber) sarà a questo punto la vera battaglia che potrebbe cementare un'alleanza tra Vivendi, Elliot e Cdp: nell'ultimo anno e mezzo le cifre si sono sprecate, andando dai 9 ai 15 miliardi, ma gli analisti hanno più volte spiegato che il valore finale dipenderà da tre fattori ossia perimetro dell'asset in termini di contratto di servizio con Tim, il numero di dipendenti che verranno "scorporati" con esso (per Tim si è parlato i 12-20 mila addetti dei 50 mila operanti in Italia) e dal debito che sarà caricato sulla Netco (l'attuale leverage di Tim è intorno a 3 volte).

Una volta massimizzata la valorizzazione della rete, ed eventualmente ottenuto un dividendo straordinario oltre al prevedibile recupero di Tim in borsa, le strade di Elliott e Vivendi sono destinate a separarsi, mentre potrebbe proseguire l'alleanza con Cdp, per trasformare Tim in una società multimediale dotato di una forte rete di vendita, interessato a distribuire servizi attraverso una rete non più di sua proprietà esclusiva e proprietario ancora di alcuni asset strategici come Tim Brasil, Sparkle e Inwit.

Una multimedia company che potrebbe riprendere i colloqui con la stessa Vivendi e con Mediaset per arrivare a una partnership che la trasformi in quella "Netflix del Sud Europa" da sempre indicata tra gli obiettivi strategici di Bollore ma che finora è rimasta allo stato di idea a causa dell'altolà subito proprio in Mediaset. Se dopo Elliott anche i Berlusconi vedranno arrivare da Vivendi segnali di pace un accordo potrebbe trovarsi senza la necessità di aspettare l'esito ultimo della battaglia legale in corso tra i due gruppi.

Il finanziere bretone sceso in Italia con l'intenzione di fare conquiste riuscirebbe a ridurre le perdite anche se non la macchia, ormai difficilmente cancellabile, alla sua fama di businessman invincibile. Nel frattempo non può che augurarsi che il management di Tim centri l'obiettivo, ribadito oggi in assemblea da Gubitosi, "rendere più competitiva la società, anche se ha ancora problemi che in passato non sono stati affrontati con decisione, come l'erosione del flusso di cassa o i costi ancora troppo alti". Per risolverli Gubitosi taglierà ancora i costi e farà "un uso attento del capitale, anche grazie ad alcuni accordi che consentiranno" di bilanciare il taglio della spesa con nuovi investimenti.

 

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