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Spettacoli
Arrivano i prof, un j'accuse alla buona scuola in una commedia per ragazzi

Uscito nelle sale il 1° Maggio, “Arrivano i Prof”, la nuova, colorata commedia di Ivan Silvestrin, e alla luce di quanto ci raccontano le cronache negli ultimi tempi proprio intorno alla questione scuola, sembra quasi una data scelta appositamente.

Ma i calendari delle uscite, come ben sappiamo, vengono stilati assai prima dell’effettivo approdo nelle sale, perciò è solo di fortuita coincidenza che bisognerà parlare; laddove “fortuita” non risulta nemmeno il termine più adeguato, data la drammaticità dei temi che stanno man mano emergendo.

La trama ruota interamente attorno alla vicenda del disperato Liceo Alessandro Manzoni di Roma, che dopo il tragico esito degli ultimi esami di maturità – solo il 12% di promossi – rischia di chiudere i battenti se nell’anno successivo non riuscirà a promuovere più del 50% dei suoi maturandi.

A prepararli all’impossibile sfida, un’improbabile squadra di prof, appositamente assoldata dallo stesso provveditore, che, per venire in aiuto del demoralizzato preside, si occupa personalmente del reclutamento: matematica (Claudio Bisio), storia (Lino Guanciale), chimica (Maurizio Nichetti), latino (Giusy Buscemi), filosofia (Pietro Ragusa), inglese (Maria di Biase), lettere (Shalana Santana), educazione fisica (Alessio Sakara).

Il corpo docenti è al completo, ma presto la selezione non si rivelerà delle più oculate…

Ottima la padronanza della macchina da presa, così come le performance degli attori, tra cui, oltre al sopracitato cast di professori, spicca un Rocco Hunt in veste di studente, che, con i suoi motivetti rap, movimenta la trama e spinge la pellicola nella categoria del musical.

Ottima anche la scelta del linguaggio onomatopeico e dei dettagli fumettistici che richiamano la graphic novel francese da cui il film è tratto (Les Proofs). Ma, nonostante svariati punti a suo favore, “Arrivano i Prof” rimane nel complesso un film piuttosto scadente e sempliciotto, i cui toni, senza troppe pretese, rimangono sul livello della commedia per adolescenti.

Ed è un vero peccato, perché in questo senso la pellicola si presenta come un’occasione persa: se si trova il coraggio di andare oltre i balletti e la faciloneria delle gag, infatti, si riesce a cogliere un’oculata denuncia al sistema scolastico voluto dalla Buona Scuola.

Una denuncia che rende la commedia sagace e alquanto tagliente, dove è la Scuola ad essere messa sul banco degli imputati, ovvero quell’istituzione ridotta al rango di azienda amministrata da presidi-manager a capo di squadre di insegnanti più o meno qualificati, che, esattamente come le risorse umane di una compagnia che produce detersivi, a seconda della prestazione svolta, rendono l’istituto di serie B o C: un declassamento che porta a un minor numero di iscrizioni da parte degli studenti-consumatori, e, nel tempo, al fallimento della compagnia-scuola stessa perché non più in grado di vendere il proprio servizio: l’insegnamento.

Un messaggio palesemente rivolto a un target ben più anziano rispetto a chi potrebbe ancora divertirsi di fronte a una commedia così puerile, e in questo senso “Arrivano i Prof” può definirsi un film adatto ai genitori solo se accompagnati dai figli.

Diviene inevitabile il collegamento con gli spiacevoli episodi che da due settimane a questa parte popolano le prime pagine dei giornali: giovani allievi che seviziano i prof prendendoli a testate con il casco, o i loro compagni mettendo in atto soprusi di ogni tipo.

E se è vero che si fa riferimento a una percentuale ancora infinitesimale rispetto alla media degli studenti – che ché se ne dica, la maggior parte non sono né bulli né debosciati – c’è da riconoscere anche che questa fatuità che svuota di senso qualsiasi rapporto insegnante-alunno o alunno-alunno contribuisce certamente all’aggravarsi di questa situazione.

E partire dal presupposto che la scuola, in quanto luogo di formazione per chi affronta gli anni più delicati e cruciali della propria vita, non può essere trattata alla stregua di un’impresa che opera nel libero mercato, potrebbe essere un buon inizio per far sì che si riprenda un po’ di contatto con la realtà.

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