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Spettacoli
"Ennio", intervista al produttore: "Un film che rimarrà nella storia"
Ennio Morricone

Sicuramente un’illuminante e profetica idea poiché straordinario è l’uomo da voi dipinto. Ma a livello emozionale?

Eravamo euforici. E’ stato - azzardo un paragone - come trovarsi dinanzi ad una Ferrari ed avere la patente presa il giorno prima: dovevamo organizzare tutto, dovevamo capire come iniziare. E’ stato bellissimo, ma a tratti anche terribilmente stressante. Ci sono state giornate davvero difficili, lo ammetto. Persino il giorno del mio matrimonio Gabriele Costa (il mio socio) ha abbandonato la festa per risolvere questioni legate al documentario. Parlando di emozioni sono stati sei anni da montagne russe e il bello deve ancora venire.

Sbaglio Gianni o avete girato il mondo? Non facciamo l’elenco dei personaggi presenti nel lungometraggio perché sono veramente tanti. Cosa significa trovarsi faccia a faccia con Clint Eastwood, Quentin Tarantino, Oliver Stone, Hans Zimmer e parlare con loro di Ennio Morricone? Immaginiamo le peripezie che vi siete dovuti inventare.

L’aneddoto forse più significativo riguarda proprio Clint Eastwood. Alla prima richiesta di intervista ci ha risposto di no. Un osso duro Clint, se ci pensate non appare mai, non si lascia coinvolgere, declina sempre. Ma non ci siamo arresi. Non potevamo arrenderci. Un pomeriggio mi sono messo al pc e ho scritto una mail fuori dagli schemi. Una missiva alla sua segretaria personale, ero certo che l’avrebbe letta lui in persona e gli ho scritto che senza i film di Sergio Leone e soprattutto senza la musica di Ennio Morricone forse la sua carriera non sarebbe stata quella che è stata. Senza quella musica quasi epica a sottolineare quei primi piani il suo volto non sarebbe diventato tanto famoso e iconico.

Per questo partecipare al nostro documentario poteva essere anche un modo per rendere merito a Morricone. Ed ho fatto centro. A stretto giro ci ha risposto di sì. E se Clint Eastwood è stato inizialmente così “tosto”, Quentin Tarantino era invece talmente devoto di Ennio da farci andare sul set del suo film “C’era una volta a Hollywood”, alla periferia di Los Angeles, due di notte, per poter partecipare al nostro lavoro. E non smetteva più di parlare, tanto che l’assistente alla regia ci ha interrotti più di una volta perché sul set Brad Pitt e Leo di Caprio lo richiedevano, ma lui voleva restare lì a dire ancora qualcosa sul suo mito assoluto: Ennio. Abbiamo girato il mondo, è vero. Ma l’intervista più emozionante, a mio avviso, l’abbiamo fatta dietro casa: a Trastevere, da Bernardo Bertolucci. Un patos straordinario, una dialettica senza eguali. Parole che, secondo me, sono tra le più toccanti di tutto il monumentale lavoro.

(segue)

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